E’ quasi paradossale osservare come scrittura e disegno riescano a rubarsi il primato della difficoltà. Prima l’uno, poi l’altro, si rincorrono come volessero fare a gara, scegliendo sempre il momento meno adatto per farlo.Un primo impatto porterebbe certamente a pensare che il disegno – superato lo stadio “non so disegnare” – sia più efficace e semplice, rispetto alla scrittura, nel definire le cose.
Ma non sempre risulta esserlo, soprattutto in determinate occasioni.
Dopotutto… Esprimere emozioni, delineare situazioni, manifestare un concetto forte e chiaro, facilmente percepibile, può risultare più semplice, utilizzando la scrittura, piuttosto che il disegno, dove le mani devo riuscire a far parlare immagini che – normalmente – non direbbero niente.
Allo stesso modo, però, la scrittura lascia un’interpretazione troppo libera, a tratti poco chiara. Manca dell’immediatezza di cui, invece, un disegno è carico.
Quale può risultare, quindi, la forma migliore per esprimere un concetto serio in modo simpatico? Nel progetto che abbiamo denominato “Storie di ordinaria follia…”, all’interno del progetto Studenti&Cittadini – Partecipa.net, abbiamo creduto più consona la via del disegno.
E allora è cominciato il panico.
Panico perché il disegno deve assolutamente risultare adeguato, ma nello stesso tempo accattivante e per nulla scontato. Sfida non semplice, considerando il tema su cui avremmo dovuto ricamare una storia: la dispersione scolastica.
Senza perderci d’animo (ma soprattutto, senza perdere troppo prezioso tempo) noi ragazze di 4^M e 3^D, ci siamo rimboccate la maniche (come si dice in queste occasioni) e armate di matite, gomme, temperini e fogli bianchi, abbiamo cominciato ad abbozzare, cancellare, abbozzare di nuovo e ancora cancellare, fino a quella che può essere definita una stesura finale, con tanto di colori e speech balloon.
Medesimo argomento, affrontato in quattro maniere diverse.
Nel primo lavoro presentato, la situazione che si presentava era abbastanza semplice: una ragazza ha ricevuto l’ennesimo cattivo voto dell’anno (nella fattispecie un 4) e – abbattuta, svogliata – comincia a credere che, forse, la via del lavoro non sarebbe così male, considerando – invece – lo scarso appagamento ricevuto dalla carriera scolastica intrapresa. Ma è proprio qui che interviene una coetanea compagna di classe ad interromperla e a riportarla con i piedi per terra, spronandola a continuare negli studi affinché la sua condizione possa, in futuro, migliorare.
Abbiamo – perciò – voluto rappresentare la realtà scolastica giovanile che – purtroppo – a volte è fonte di delusioni (anche minime) che però sconfortano profondamente ognuno di noi. Delusioni, problemi che, però, con un pizzico di voglia, dedizione ed impegno, potrebbero essere sormontati.
Nel secondo lavoro, invece, è stata presentata un’altra situazione che affligge parecchi studenti adolescenti: lo scarso rendimento ed il conseguente confronto con i genitori.
Nella situazione rappresentata, una ragazza, dopo aver conseguito un brutto voto in un compito, non sa se parlarne con i genitori o evitare il discorso, spaventata da un’eventuale punizione. Tuttavia, la madre reagisce con un sorriso, spronando la figlia ad impegnarsi per recuperare, tranquillizzandola.
Il colloquio con la famiglia, quindi, è un elemento importante, se non fondamentale, nella vita di ogni studente, che deve formare la sua maturità e la sua responsabilità anche grazie all’aiuto degli adulti.
Nel terzo lavoro, più metaforico e comico, è stato rappresentato un libro che – affamato – insegue uno studente che scappa. Subito a lato, si vede però lo studente che – creando una specie di piramide con altri manuali – riesce ad arrampicarsi sino alla finestra.
Abbiamo voluto quindi rappresentare che, nonostante spesso lo studio risulti opprimente, quasi una forza che riesce a sopraffarci, dobbiamo ricordarci di essere la parte pensante, la parte attiva che può giostrare a suo piacimento la situazione: possiamo (e dobbiamo) sfruttare lo studio per poter – così – raggiungere i nostri scopi.
Infine, al termine della presentazione, sono stati mostrati i lavori delle ragazze di 3^D, in fase di completamento.
In questa situazione, una ragazza chiede all’insegnate una spiegazione che – però – non arriva, e così le sue certezze, man mano, vanno scemando (qui la rappresentazione delle certezze come un grosso zaino che, pian piano, diventa sempre più piccolo) sino a quando la studentessa arriva alla decisione di abbandonare la scuola.
Modi diversi per esprimere, quindi, la stessa situazione che, pensiamo, possa risolversi facilmente, se vi fosse un preciso aiuto. Se vi fossero persone pronte a dare una mano, a spronare anche nelle situazioni più difficili.
Perché per quanto maturi, siamo ragazzi. Ed è, spesso, forse troppo facile abbatterci.
Newsletter creata da Sara Mulè (classe 4a M, Ims "Matilde di Canossa", di Reggio Emilia).
Referente: Prof. Stefano Aicardi.