Ci è stato insegnato che progettare richiede uno sforzo continuo di osservazione e la capacità di adeguare continuamente l'idea, il disegno ai fenomeni che si osservano, ai cambiamenti che si registrano.
In questo senso la progettazione può essere vista come un processo circolare: progetto, esecuzione, controllo / valutazione; nuovo progetto, nuova esecuzione, nuovo controllo / nuova valutazione e così via, potenzialmente all'infinito.
Si può quindi pensare a circoli, e a circoli viziosi o virtuosi.
Siamo certamente impegnati a fare le nostre ricerche, a svolgere le nostre attività, a incontrare quanti siano disponibili a collaborare o semplicemente a confrontarsi con noi, ma riusciremo a dare al nostro lavoro un verso, un senso virtuoso?
Il rischio di disperdere capacità, tempo, risorse è sempre molto alto. Siamo troppo abituati a consumare, a correre, a distrarci per non temere di aver assunto troppo profondamente cattive abitudini capaci di condizionare in negativo il nostro lavoro.
Abbiamo bisogno di lentezza, di riflessione, di maturare la consapevolezza alla quale Edgar Morin assegna la massima importanza, ponendola al primo punto dei suoi Sette saperi necessari all'educazione del futuro, perfino nei Riassunti preliminari:
«È sorprendente che l'educazione, che mira a comunicare conoscenze, sia cieca su ciò che è la conoscenza umana, su ciò che sono i suoi dispositivi, le sue menomazioni, le sue difficoltà, le sue propensioni all'errore e all'illusione, e che non si preoccupi affatto di far conoscere che cosa è conoscere.»
Anche per questo ci siamo sentiti di provare a sognare un progetto triennale, che ci accompagni fino alla quinta.
Anche per questo abbiamo bisogno di tutti gli apporti che potranno aiutarci a interpretare, a portare a sistema, a valutare le informazioni che via via ricaveremo su noi stessi e la nostra scuola, su Reggio Emilia e sulla nostra Regione, sulla situazione italiana e sulle differenti condizioni dei Paesi delle scuole, che – se partirà il progetto europeo – vorranno accettare di qualificarsi come nostri partner.
Per concludere… Per una volta il responsabile del progetto, il prof. Aicardi, ci autorizza a chiamarlo direttamente in causa, perché ora non si tratta del suo ruolo professionale, ma di un apporto umano, personale.
Gli sono molto care due pagine a cui ha cercato di appassionare anche noi. Non sono articoli di legge, o sentenze, o riflessioni economiche, o tabelle e grafici.
Sono due città… sì, due delle Città invisibili che Italo Calvino ha regalato nel 1972 alla cultura italiana e mondiale.Le proponiamo qui di seguito e ci domandiamo, insieme agli esperti che fra poco ci porranno le loro domande e insieme a quanti vorranno leggere – speriamo – questi nostri lavori… ci domandiamo se, quanto e come hanno a che fare con i nostri programmi di ricerca e di lavoro, e, forse, … con lo stesso progetto della nostra vita.
«Le città e il cielo. 4.
Chiamati a dettare le norme per la fondazione di Perinziagli astronomi stabilirono il luogo e il giorno secondo la posizione delle stelle, tracciarono le linee incrociate del decumano e del cardo orientate l'una come il corso del sole e l'altra come l'asse attorno a cui ruotano i cieli, divisero la mappa secondo le dodici case dello zodiaco in modo che ogni tempio e ogni quartiere ricevesse il giusto influsso dalle costellazioní opportune, fissarono il punto delle mura in cui aprire le porte prevedendo che ognuna inquadrasse un'eclisse di luna nei prossimi mille anni. Perinzia - assicurarono - avrebbe rispecchiato l'armonia del firmamento; la ragione della natura e la grazia degli dei avrebbero dato forma ai destini degli abitanti.
Seguendo con esattezza i calcoli degli astronomi, Perinzia fu edificata; genti diverse vennero a popolarla; la prima generazione dei nati a Perinzia prese a crescere tra le sue mura; e questi alla loro volta raggiunsero l'età di sposarsi e avere figli.
Nelle vie e piazze di Perinzia oggi incontri storpi, nani, gobbi, obesi, donne con la barba. Ma il peggio non si vede; urli gutturali si levano dalle cantine e dai granai, dove le famiglie nascondono i figli con tre teste o con sei gambe.
Gli astronomi di Perinzia si trovano di fronte a una difficile scelta: o ammettere che tutti i loro calcoli sono sbagliati e le loro cifre non riescono a descrivere il cielo, o rivelare che l'ordine degli dei è proprio quello che si rispecchia nella città dei mostri.»
«Le città e il cielo. 5.
Con tale arte fu costruita Andria, che ogni sua via corre seguendo l'orbita d'un pianeta e gli edifici e i luoghi della vita in comune ripetono l'ordine delle costellazioni e la posizione degli astri piú luminosi: Antares, Alpheratz, Capella, le Cefeidi. Il calendario della città è regolato in modo che lavori e uffici e cerimonie si dispongono in una mappa che corrisponde al firmamento in quella data: cosí i giorni in terra e le notti in cielo si rispecchiano.
Pur attraverso una regolamentazione minuziosa, la vita della città scorre calma come il moto dei corpi celesti e acquista la necessità dei fenomeni non sottoposti all'arbitrio umano. Ai cittadini d'Andria, lodandone le produzioni industriose e l'agio dello spirito, m'indussi a dichiarare: - Bene comprendo come voi, sentendovi parte d'un cielo immutabile, ingranaggi d'una meticolosa orologeria, vi guardiate dall'apportare alla vostra città e ai vostri costumi il piú lieve cambiamento. Andria è la sola città che io conosca cui convenga restare immobile nel tempo
.Si guardarono interdetti. - Ma perché mai? E chi l'ha detto? - E mi condussero a visitare una via pensile aperta di recente sopra un bosco di bambù, un teatro delle ombre in costruzione al posto del canile municipale, ora traslocato nei padiglioni dell'antico lazzaretto, abolito per la guarigione degli ultimi appestati, e - appena inaugurati - un porto fluviale, una statua di Talete, un toboga.
- E queste innovazioni non turbano il ritmo astrale della vostra città? - domandai.
- Cosí perfetta è la corrispondenza tra la nostra città e il cielo, - risposero, - che ogni cambiamento d'Andria comporta qualche novità tra le stelle -. Gli astronomi scrutano coi telescopi dopo ogni mutamento che ha luogo in Andria, e segnalano l'esplosione d'una nova, o il passare dall'arancione al giallo d'un remoto punto del firmamento, l'espandersi di una nebula, il curvarsi d'una spira della via lattea. Ogni cambiamento implica una catena d'altri cambiamenti, in Andria come tra le stelle: la città e il cielo non restano mai uguali.
Del carattere degli abitanti d'Andria meritano di essere ricordate due virtú: la sicurezza in se stessi e la prudenza. Convinti che ogni innovazione nella città influisca sul disegno del cielo, prima d'ogni decisione calcolano i rischi e i vantaggi per loro e per l'insieme della città e dei mondi.»
Infine, davvero non ce ne vogliano gli esperti che ci hanno ascoltato fin qui, se presentiamo una vignetta che rappresenta un po' un nostro augurio e un nostro invito: