Presentare la nostra città allora significa ricordare, con la felice sintesi di Howard Gardner, che «Capoluogo di provincia di una delle regioni più prospere d'Europa, Reggio Emilia vanta una tradizione straordinaria di cooperazione dei suoi abitanti nelle attività culturali, economiche e sociali e una partecipazione politica tra le più alte in Italia. Governata per gran parte degli ultimi cinquant'anni dalla [omissis per par condicio elettorale], anche dopo il crollo del mondo comunista ha continuato ad abbracciare un sistema politico che è insieme democratico, socialista e orientato in senso comunitaristico.»
In questa positiva complessità va messa nella dovuta evidenza un'eccellente esperienza che ha fatto conoscere la nostra città in tutto il mondo. Per parlarne ci appoggiamo addirittura al premio Nobel Dario Fo, a sua moglie e a suo figlio, coautori di un libro in cui si legge: «Nel dopoguerra Malaguzzi, pedagogo comunista, propose un nuovo metodo didattico per gli asili nido. Sbeffeggiato dai vertici del PCI riuscì comunque a realizzare un'esperienza straordinaria nell'asilo Diana di Reggio Emilia. Egli buttò all'aria i concetti di base della didattica. Nel suo asilo non si "insegnava" ma si aiutava a imparare. Dalle conversazioni con i bambini emergeva un interesse intorno a un particolare argomento. Allora gli educatori si mettevano a disposizione dei piccoli incoraggiando con giochi ed esperimenti una ricerca su quel tema».
Appunto questo metodo è uno dei più importanti elementi che hanno spinto la rivista NewsWeek a proclamare l'asilo "Diana" la migliore scuola d'infanzia del mondo. Il "Diana" è forse a meno di cinquecento metri in linea d'aria dalla nostra scuola. Collocato nel parco centrale della città, fra i teatri, si trova praticamente di fronte alle facoltà di Scienze della comunicazione e di Scienze della formazione dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Nemmeno gli uffici del Comune e della Provincia sono molto lontani, così come la sede del servizio chiamato Città educativa, che coordina le esperienze di educazione alla cittadinanza attiva e quell'altra punta di eccellenza che sono i Gruppi educativi territoriali (Get), a sostegno dei preadolescenti in difficoltà. Questi ci sono sembrati i punti di riferimento principali, le luci della nostra città che occorre conoscere per comprendere l'origine e le finalità del nostro impegno Per far la vita meno amara.
Per comprendere il nostro impegno è necessario però accennare almeno a una delle ombre di Reggio Emilia, quella che riguarda direttamente il tema che abbiamo scelto fra quelli che possono amareggiare la vita di quanti hanno la nostra età e provocare veri e propri danni all'economia, alla società, alla cultura. Intendiamo la dispersione o, se preferite, la selezione scolastica.
Nella nostra provincia si registrano livelli troppo alti di insuccesso scolastico.
Per ora prendeteci sulla parola e accontentatevi dei quattro o cinque dati che abbiamo già riportato nell'articolo pubblicato su Studenti & cittadini per annunciare la giornata in cui è stato presentato questo giornalino: alla fine dell'a.s. 2006-07, nella nostra provincia, su 4.754 iscritti alla prima superiore, 877 (18,45%) risultano respinti e 239 (5,03%) ritirati, e, nel biennio, soltanto il 50% delle studentesse promosse e il 40% degli studenti promossi non ha avuto debiti formativi.
Il nostro prossimo lavoro presenterà altri dati, informazioni e commenti.
Per ora seguite con noi un'annotazione che Gardner fa seguire, a un paio di pagine di distanza, alla frase che abbiamo citato: «I reggiani non sono molto interessati né a una documentazione più formale o standardizzata degli apprendimenti dei bambini, né all'elaborazione di un curricolo permanente, né alla creazione di modalità di valutazione esportabili. […] Parimenti non si è neppure tentato di estendere il metodo di Reggio ai gradi superiori dell'istruzione, cioè alla scuola primaria e secondaria. […]
Il fatto forse più sorprendente in educatori non esenti da interessi politici è che l'èquipe di Reggio non è parsa molto interessata a seguire gli alunni usciti a sei anni dalle loro scuole per verificarne la riuscita negli anni successivi. Se costretto a giustificarsi, un insegnante o un amministratore di Reggio probabilmente risponderebbe: "Guarda come funziona la nostra comunità e capirai che cosa accade quando i bambini hanno un'educazione come questa!".
Naturalmente, amici e curiosi provenienti da altri lidi aspirerebbero a risposte meno allusive, ma soprattutto desidererebbero trapiantare le idee e le pratiche portanti delle scuole di Reggio nella propria patria. Attualmente tentativi concreti in questo senso sono in corso in varie regioni degli Stati Uniti, in Scandinavia e in altre parti del mondo. […]. E grazie alla creazione di un'organizzazione di genitori chiamata "Reggio Children", sono sorti molti laboratori e istituti estivi, sia nella città emiliana che nel resto del mondo, con il compito di illustrare l'"approccio di Reggio".»
A cura degli studenti dell'Istituto Ims "Matilde di Canossa" di Reggio Emilia. Referente: Prof. Stefano Aicardi.
Implementazione a cura di Emanuele Bassetti (coordinamento) e Andrea Gualandi (editing) - Laurea Specialistica Com.pass - www.compass.unibo.it