Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

Da Parla... e partecipa come mangi a Per far la vita meno amara, ...passando per Reggio Emilia

È necessario presentare Reggio Emilia? Come si dice: «Bella domanda!». La prendiamo alla larga…
Il nostro "Canossa" ha raccolto un testimone ideale, che ci è stato passato dai nostri compagni impegnati, nel precedente anno scolastico, in Parla… e partecipa come mangi! Ci fa piacere ricordare che – almeno! – due di loro, Davide Bertoldi e Davide Gaudiero, hanno potuto partecipare con noi, l'8 novembre scorso, al ComPA, al seminario Giovani e partecipazione democratica, alla visita dell'Assemblea legislativa. Quest'anno frequentano la seconda: sono di appena un anno più giovani di noi delle due terze e coetanei con i nostri di 2a D. La loro scuola è però all'altro capo della città.

Qualcuno potrebbe poi pensare che ci siano lontani anche per altri motivi: il loro orario prevede materie che sono in prevalenza diverse da quelle che studiamo noi; inoltre i nostri amici partecipano a molte lezioni in cui svolgono attività concrete e fanno molti più stage di noi. Insomma studiano in un istituto professionale alberghiero, l'Isis "A. Motti". Invece tutto questo ci porta a dire che in qualche modo fra le nostre due scuole si può tracciare un arco che fisicamente e idealmente abbraccia buona parte degli Istituti superiori della nostra città, e non solo.

È necessario presentare Reggio Emilia perché è la città a costituire il denominatore comune, a unire due Istituzioni a prima vista così diverse. Sarebbe banale – e abusato! – dire che «è il territorio». C'è ben altro!

Cominciamo con un paio di piccoli esempi.

Il "Canossa" è, da quasi 150 anni, l'Istituto magistrale di Reggio. Non è certo possibile nemmeno provare a sintetizzare qui quanto i proff. Antonio Petrucci e Giuseppe Giovannelli hanno saputo raccogliere nelle 220 pagine della loro Storia dell'Istituto "Matilde di Canossa". Ci permettiamo solo di ricordare che più o meno fino alla fine del Novecento, la nostra scuola ha consegnato alla città, oltre a un notevolissimo patrimonio culturale, generazioni di maestre (moltissime) e maestri (forse un po' pochini…) pronti per entrare nelle aule delle scuole d'infanzia ed elementari.

Il "Motti" ha avviato l'indirizzo alberghiero solo da pochi anni. Ma, grazie al progetto Coloriamo la nostra tavola e al perseverante e coerente lavoro dell'Ufficio scuola del Comune, anche gli studenti del "Motti", l'anno scorso, sono entrati in alcune scuole elementari per aiutare, con la loro creatività e con la loro stessa presenza fisica in divisa da cuochi, a insegnare educazione alimentare, a convincere a mangiare frutta e verdura bambini perennemente a rischio di essere condizionati a desiderare e a consumare prodotti industriali soffocati nella plastica.

Il professionale alberghiero ha potuto partecipare a due edizioni consecutive del progetto "Bellacoopia", nelle forme volute dalla Lega delle Cooperative della nostra provincia, realizzando esperienze di quelle attività didattiche che è di moda chiamare cooperative learning e pubblicando, grazie a premi speciali messi a disposizione dalla stessa Legacoop, due opuscoletti che raccontano – e illustrano – lo sviluppo delle due idee di partenza: due progetti di cooperative chiamate Etnie sauté e Arcobaleni di sapori.

In particolare vogliamo sottolineare che quest'ultima iniziativa aveva portato le ragazze e i ragazzi (ormai diplomati tecnici della ristorazione) a notare che "sapore" e "sapere" hanno in comune molto di più che cinque lettere su sei! Incidentalmente ricordiamo quell'intelligente – una volta tanto – spot con Giancarlo Giannini che proponeva il mistero dell'energia collegandolo alla magia della cultura e della gastronomia! Sembra poi significativo notare qui – nel portale voluto dall'Assemblea legislativa – che nel calendario da tavolo Sapori e Valori della Regione, Gennaio presenta in bella evidenza la riflessione "perdere un sapore è perdere un sapere".

L'istituto magistrale, in una delle due edizioni dello stesso progetto "Bellacoopia", è stato fra i vincitori, con la cooperativa "Big mama", seguita dalla prof. Thiebat.

Dunque due scuole apparentemente così lontane si trovano idealmente o anche fisicamente fianco a fianco se stimolate – negli esempi – da un'eccellente rappresentanza della città (come può essere a volte il Comune con suoi uffici), e da un'associazione talmente radicata nella storia e nella società reggiane da poter essere considerata una vera e propria istituzione.

Del resto i nostri professori ci ripetono frequentemente che, per ottenere informazioni attendibili e utili sulla realtà sociale, occorre sforzarsi di osservare, oltre alle relazioni che il diritto pubblico traccia fra i vari enti, pure la fittissima e variegata trama di rapporti, di cui è intessuta, appunto, la complessità di Reggio, come di altre città o di altre realtà.

Per il nostro lavoro Per far la vita meno amara, ci viene poi ricordato che fra le scuole, gli enti, le associazioni deve svilupparsi "interistituzionalità", orribile parola che vuole sintetizzare le relazioni di collaborazione, di partenariato e simili, che già connotano le iniziative educative o che devono essere sviluppate per migliorare sia la qualità delle attività didattiche, sia le capacità di noi studenti nel realizzare, durante e al termine del percorso di studi, le performance davvero significative per "il pieno sviluppo della persona umana".

A cura degli studenti dell'Istituto Ims "Matilde di Canossa" di Reggio Emilia. Referente: Prof. Stefano Aicardi.
Implementazione a cura di Emanuele Bassetti (coordinamento) e Andrea Gualandi (editing) - Laurea Specialistica Com.pass - www.compass.unibo.it