Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

L'immigrazione femminile

Negli ultimi decenni l’immigrazione verso i paesi europei è profondamente cambiata. A lasciare la propria terra d’origine in cerca di fortuna non sono più in prevalenza uomini molto giovani, che arrivano da soli nei paesi d’accoglienza per spedire a casa le rimesse e con l’idea di non trasferirsi stabilmente, ma oggi è cresciuta vertiginosamente la percentuale delle donne che affronta il viaggio della speranza. Proprio questo mutamento strutturale del fenomeno migratorio impone una riflessione più ampia sulla condizione delle donne immigrate in Occidente, ma in particolare in Italia. Un tema che purtroppo passa alla ribalta mediatica solo in occasioni tragiche ed eclatanti.

I motivi di questo incremento rispetto agli anni Settanta (cioè a quando risalgono i primi flussi migratori) non sono solo le condizioni agevolate per il ricongiungimento familiare, ma soprattutto le richieste del mercato del lavoro. La crescente domanda di servizi alla famiglia e alle persone ha ormai aperto uno spazio sicuro per le donne straniere. La parola “badante”, ad esempio, è entrata stabilmente nel vocabolario italiano. Le immigrate sono, quindi, una realtà in crescita ed un soggetto socioeconomico sempre più attivo.

Non sempre, però, la situazione è così rosea. Ovunque in Europa, violenza e grosse disparità nelle condizioni di vita affliggono questa categoria per una pluralità di motivi. Lo scorso ottobre il Parlamento UE ha approvato una risoluzione sulla materia, in cui si rileva come le donne immigrate siano maggiormente esposte a maltrattamenti, fisici e psichici, in buona parte a causa della mentalità, degli stereotipi negativi e delle prassi prevalenti nei paesi d’origine.

Per esempio le immigrate, come del resto gli immigrati, riescono a stento a far valere la loro formazione scolastica (spesso elevata) e le loro competenze professionali e, tra l’altro, non hanno accesso agli impieghi pubblici (per i quali necessita la cittadinanza italiana).

Anche l’impiego nel settore domestico, sebbene rappresenti un’opportunità per il lavoratore regolarmente assunto e retribuito, nasconde difficili condizioni lavorative e sociali. La collaborazione è un’attività gravosa, poco visibile e scarsamente considerata, ma di fondamentale importanza in quanto si svolge nell’attività intima familiare e riguarda il delicato ruolo della cura delle persone e della gestione della casa. Anche quando sussiste un regolare contratto, a questi dipendenti spesso non viene riconosciuta l’effettiva dignità lavorativa.

Si può dire che le donne immigrate sono soggette alla discriminazione plurima. Persistono contro di loro, infatti, atteggiamenti che le danneggiano prima come donne, poi come emigranti (lavoro nero, retribuzioni ridotte, assegni di maternità negati ecc.).

La donna, per il fatto di emigrare, si trova a svolgere nei fatti una forte funzione di mediazione: esistenziale, perché da un ruolo assegnato dalle convenzioni del paese di origine passa ad un ruolo riformulato secondo le proprie esigenze, di ridefinizione della sua posizione all'interno della famiglia per quanto riguarda le rigide subordinazioni gerarchiche al partner maschile, di collegamento della cultura di origine con quella di accoglienza, come anche di mediazione tra la famiglia e la società ospitanti.

Una strategia proficua per fronteggiare le contingenze innescate da questi grandi cambiamenti consisterebbe nel perfezionare le politiche sociali e quelle migratorie di accoglienza, agevolare l’accesso ai servizi sociali e sanitari i senso interculturale, favorire iniziative di informazione e sensibilizzazione sui temi della convivenza tra culture differenti.

Oltre all’accoglienza bisognerebbe offrire anche maggiori garanzie riguardo al lavoro, la casa e i ricongiungimenti familiari, il rispetto della diversità culturale e della religione professata. Per superare le difficoltà dovute allo sradicamento socioculturale è utile poi l’inserimento nella vita sociale, nel quotidiano, attraverso la partecipazione nelle associazioni culturali, nei sindacati, nei gruppi sportivi, teatrali, di studio, ecc… La partecipazione attiva delle migranti è un obiettivo di civiltà e non di schieramento politico. È un vantaggio per tutta la collettività. La tutela dei diritti di ogni individuo risponde infatti ad un’esigenza di solidarietà umana e, contemporaneamente, a una logica di tutela della salute della società.

Newsletter redatta da: 3^ I del Liceo Scientifico Respighi di Piacenza.
Implementazione a  cura di Emanuele Bassetti (coordinamento) e Andrea Gualandi (editing) - Laurea Specialistica Com.pass - www.compass.unibo.it