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I giovani e la ricerca: "Cervelli in fuga" ... al cinema? no in Italia

L'esempio  più eclatante è sicuramente quello di Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica nel 1984) che dal 2002 ha lavorato per tre anni alla realizzazione dell'impianto più innovativo fra quelli ad energia solare, riprendendo il principio degli specchi ustori di Archimede, i quali concentrano la luce solare in un unico punto-caldaia producendo calore e quindi energia. La prima centrale avrebbe dovuto essere costruita in Sicilia, ma il progetto è stato bloccato dall’immobilismo governativo e così nel 2005 lo scienziato si è rivolto altrove. E’ stata la Spagna ad accogliere questo progetto, conosciuto col nome di “Progetto Archimede". Risultato: più di 20 nuove centrali termodinamiche solari sono sorte nella penisola iberica.

Oggi, che è stato richiamato in Italia come consulente per il Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, Rubbia si dice pronto a vincere la battaglia sulle energie rinnovabili. Questo scienziato è tornato e potrà aiutare il nostro Paese, ma i cervelli in fuga dall'Italia sono ancora molti: i più conosciuti sono il cardiochirurgo Ignazio Marino che nei mesi scorsi è partito per gli Stati Uniti, il fisico Giovanni Bignami che ha lasciato l’Italia per la Francia e Riccardo Giacconi, premio Nobel per la fisica 2002, che verso la metà degli anni Cinquanta del XX secolo ha conseguito importanti risultati a Stoccolma.

Spesso questi “cervelli” non tornano e danno un contributo rilevante allo sviluppo della scienza e della tecno-scienza, quindi, dell'economia dei paesi che li accolgono, soprattutto Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia. 

La scienza procede attraverso la ricerca; investire in ricerca costituisce uno dei pochi modi che i governi hanno per rendere competitivo e progredito il proprio Paese. Purtroppo l'Italia non ha seguito la politica degli altri Paesi del mondo industrializzato e i nostri investimenti sono decisamente inferiori a quelli dei nostri partners, basti pensare che il numero di ricercatori italiani è circa la metà di quello corrispondente francese o tedesco.

Inoltre molte delle scoperte che hanno mutato il mondo sono state fatte da cervelli italiani, ma grazie a strutture e investimenti stranieri, ad esempio l’identificazione delle cellule staminali del liquido amniotico da parte di Paolo De Coppi a Londra. L'Italia ha continuato e continua a formare scienziati che le Università, gli Enti pubblici di ricerca e l'industria non assorbono e che quindi hanno lavorato e tuttora lavorano allo sviluppo dei Paesi competitori.

Si può bloccare questa fuga di cervelli? Come?

 

Scritto da:

Barbieri Francesca (referente del gruppo), Bassini Camilla, Bernardini Lorenzo, Cordoni Paolo, Re Isabella, Vola Federica.

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