Già da parecchi anni numerosi Stati dell’Unione Europea e non, hanno dato vita ad una serie di accordi legati alla cooperazione scientifica e tecnica, volta non solo allo sviluppo del settore scientifico e tecnologico ma anche allo sviluppo socio-economico dei vari Stati coinvolti.
In cosa consiste tale cooperazione? La cooperazione scientifica e tecnica prevede, attraverso gli accordi stipulati dai vari governi, la realizzazione di scambi di personale scientifico e tecnico, di documentazione e di informazioni relativi ai progetti di ricerca e di formazione, promossi dagli stati firmatari dell’accordo. Tale cooperazione oltre a promuovere lo sviluppo scientifico e tecnologico, ha come scopo ultimo quello di favorire l’evoluzione economica degli stati firmatari, sempre all’interno dell’ambito scientifico.
Per quanto riguarda la situazione italiana è importante sottolineare come tali accordi per la cooperazione scientifica e tecnica siano ormai molto frequenti, segno di una necessità diffusamente avvertita da parte dei vari stati per il raggiungimento dello sviluppo scientifico-tecnologico. Tra 2006 e 2007, infatti, l’Italia ha stretto accordi con:
Svizzera, Ungheria, Quebec, Corea, Turchia, Ucraina, come testimonia la Gazzetta Ufficiale.
Inoltre è di questi ultimi giorni il disegno di legge n° 1214 - Delega al Governo in materia di riordino degli enti di ricerca -, al momento discusso in Senato, attraverso il quale il Governo sarebbe autorizzato ad adottare uno o più decreti legislativi, volti a provvedere alla razionalizzazione dei centri di ricerca e allo sviluppo delle cooperazioni scientifiche e tecniche tra il nostro Stato ed altri paesi europei ed internazionali. All’interno di tale disegno di legge è menzionata, anche, la neocostituita “Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca”, creata per volontà del Ministero dell’università e della ricerca, con lo scopo di verificare l’operato degli atenei e di valutare, di conseguenza, i finanziamenti statali a loro destinati.
Nella prossima edizione della newsletter cercheremo di vedere come la legislazione dell’Emilia-Romagna si ricollega a tali indicazioni nazionali e se essa stessa ha attuato, nel corso degli anni, collaborazioni con enti di ricerca al di fuori della regione e, se possibile, della nazione stessa.
Scritto da:
Elena Fiorentini (referente del gruppo), Elisa Cerri, Camilla Davoli, Tommaso Meledina, Lorenzo Rancati