Oggi il rapporto tra scienza ed etica è molto complesso e problematico. Infatti il progresso scientifico ha portato a raggiungere e talvolta superare i limiti che la natura poneva all’uomo. La domanda etica, vista la possibilità da parte della scienza e della tecnica di interventi capillari e irreversibili, è necessaria - indispensabile? - per riflettere sulla liceità o meno della scienza di intervenire e modificare la natura.
L’etica non deve essere limitata alla sfera della ricerca scientifica, ma è chiamata in causa anche, per esempio, dalla sfera economica, dove già da qualche tempo è nato il progetto della certificazione etica. Quest’ultimo si interessa dell’impatto dell’economia sull’individuo e sull’ambiente. Garantisce ai consumatori che i prodotti siano realizzati nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente e che l’azienda abbia alcuni requisiti conformi ai diritti fondamentali dell’uomo e dei cittadini, quali per esempio la tutela della salute, la sicurezza sul lavoro, il rifiuto del lavoro minorile, etc.
La certificazione etica viene rilasciata da organismi autorizzati (per esempio CDQ Italia) a loro volta accreditati da associazioni riconosciute dallo Stato Italiano, come per esempio Sincert. Recentemente è stato inaugurato a Gubbio il più grande impianto fotovoltaico d’Italia costruito da un’azienda, la Sirci, che si occupa della fabbricazione di tubi e raccordi, che ha ottenuto la certificazione etica. L’azienda è stata tra le prime aziende italiane in assoluto a conseguire la certificazione etica SA8000 grazie al raggiungimento di alcuni obiettivi quali, per esempio: la flessibilità di orario e un’attenzione maggiore per le famiglie, la presenza nelle manifestazioni del territorio, la prevenzione di reati che possano coinvolgere l’impresa; il rifiuto del lavoro minorile e l’impegno a chiedere lo stesso tipo di garanzie ai fornitori, nonché l’attenzione ad evitare qualsiasi forma di discriminazione. L’impegno etico ed ambientale è venuto rafforzandosi, inoltre, con la costruzione dell’impianto fotovoltaico da cui l’azienda trae energia per la produzione e dalla creazione di una gamma di prodotti etici.
E’ questa una possibile strada per un nuova economia? O per una nuova etica? Se è l’economia a chiedere spazio per la riflessione etica, quale etica ne uscirà? Potremo ancora parlare o cercare un’etica pura, universale? Possono coesistere la logica del profitto e la domanda etica? In che modo?
Scritto da:
Civardi Eugenio (referente del gruppo), Zanelli Alessandro, Debé Gianluca, Posa Angela, Sciarmella Francesca