La classe 4a scientifico sez. B del Liceo Gioia di Piacenza in continuità con il progetto di partecipazione attiva alla vita democratica, iniziato lo scorso anno scolastico in collaborazione con l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, ha ritenuto necessario proseguire l’attività nel nuovo spazio di vita politica, reso possibile da una cessione di sovranità da parte delle stesse istituzioni.
Oggi il rapporto tra scienza ed etica è molto complesso e problematico. Infatti il progresso scientifico ha portato a raggiungere e talvolta superare i limiti che la natura poneva all’uomo. La domanda etica, vista la possibilità da parte della scienza e della tecnica di interventi capillari e irreversibili, è necessaria - indispensabile? - per riflettere sulla liceità o meno della scienza di intervenire e modificare la natura.
Marte. La ricerca della vita extraterrestre ci ha condotto oggi sul pianeta rosso, dove un giorno potremmo forse trovare una nuova terra. Sembrerebbe fantascienza ma secondo alcuni studi, frutto di collaborazioni internazionali a cui ha contribuito anche l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) - l’Italia ha avuto infatti un ruolo attivo nelle missioni europee su Marte, soprattutto per quanto riguarda progettazione e costruzione di strumentazioni all’avanguardia - tutto ciò potrebbe realizzarsi nel giro di pochi decenni.
Già da parecchi anni numerosi Stati dell’Unione Europea e non, hanno dato vita ad una serie di accordi legati alla cooperazione scientifica e tecnica, volta non solo allo sviluppo del settore scientifico e tecnologico ma anche allo sviluppo socio-economico dei vari Stati coinvolti. In cosa consiste tale cooperazione?
La scienza procede attraverso la ricerca; investire in ricerca costituisce uno dei pochi modi che i governi hanno per rendere competitivo e progredito il proprio Paese. Purtroppo l'Italia non ha seguito la politica degli altri Paesi del mondo industrializzato e i nostri investimenti sono decisamente inferiori a quelli dei nostri partners, basti pensare che il numero di ricercatori italiani è circa la metà di quello corrispondente francese o tedesco.