Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

Il quotidiano in classe (Liceo Classico “L.A.Muratori” di Modena, A.S. 2008/2009, uscita a cadenza variabile) -n.3

Scuola italiana allo specchio: cosa hanno gli altri per essere migliori?

Dopo le manifestazioni di ottobre di quest’anno scolastico 2008-2009, abbiamo tutti maggiore consapevolezza della situazione in cui versa  la scuola italiana e dei suoi problemi. Oggi sembra tornata la calma, anche se si annuncia un’ ennesima   riforma, non del tutto chiara. La nostra fiducia nelle politiche dell’istruzione degli ultimi anni si è ridotta parecchio e soprattutto si ha l’impressione che la questione economica abbia troppo spesso il sopravvento sull’impegno a difendere la scuola pubblica.

Ma la scuola italiana è davvero da buttare?
Ed è sensato parlare di una scuola italiana prescindendo dalle vistosissime differenze tra ordini di scuola, indirizzi di studio ed aree geografiche? Secondo alcune indagini internazionali, le nostre elementari erano eccellenti (anche se, per motivi che non capisco, sono state le prime a essere modificate), ma a partire dalle scuole secondarie pare che la qualità media si abbassi sempre più. Forse i licei sono delle  isole felici, piccole cittadelle della cultura, ma basta entrare in molte altre scuole e il problema si fa più visibile.

Molti vedono il peggioramento delle nostre scuole come una conseguenza del ’68 e vorrebbero tornare ai sistemi che erano in uso quando a scuola c’erano loro, quando sembrava che tutto andasse bene. Per esempio la reintroduzione del maestro unico (che comunque credo sia stata proposta più per questioni di budget che pedagogiche) è una vera e propria laudatio temporis acti. Si scordano le mille cose che ha portato il ’68, come l’apertura alla rappresentanza e alla partecipazione di genitori e studenti ai consigli di classe, alle assemblee, al dialogo con i professori e all’ingresso di nuovi diritti tra i banchi di scuola. Il ’68 non è stato distruttivo per la scuola, non ha portato una massa di nullafacenti comunisti a insegnarci nelle aule e non è tornando al pre-68 che possiamo risolvere i NUOVI problemi dell’istruire la generazione di internet e dei cellulari.

Ho pensato che non è solo l’Italia a dover affrontare questi problemi, che anche gli altri paesi avranno dovuto trovare il modo di far passare la cultura e l’istruzione ai giovani del nuovo millennio. C’è uno studio a livello mondiale chiamato PISA (Programme for International Study Assessment ) che può darci un’idea di come siamo messi in confronto agli altri. Prende a campione 400mila 15enni di 57 paesi e ne valuta il livello in lingua, matematica e scienze. L’Italia è 23esima. Voi direte: beh, su 57 paesi, non è così male, ma pensando che siamo tra i 10 paesi più ricchi del mondo, ci si chiede veramente come vengano impiegate le nostre risorse se riescono a superarci paesi come Ungheria (17esima), Polonia (15esima), Slovenia (11esima) e Estonia (ottava). La prima nazione della classifica non è uno stato asiatico (e sono tanti in vetta)  ma uno europeo: la Finlandia.

Nessuna scusa, quindi: dobbiamo e possiamo fare di meglio. Ma cosa chiediamo innanzitutto a una riforma? Che cosa va cambiato nella nostra scuola perché migliori? Chiediamo più soldi, richiesta legittima, ma poi come vorremmo investirli? Questo è un problema aperto, non certo di facile soluzione.

In Italia la prima voce di spesa ad essere “tagliata” in periodi di crisi è l’istruzione (in senso lato la formazione e la ricerca); in altri Paesi invece si investe sulla ricerca per uscire da un periodo buio. Inoltre la mancanza d’investimenti determina quella “fuga di cervelli” che ben conosciamo, con l’effetto di allontanare dal nostro paese le teste migliori.

Se anche facessimo una riforma, magari ispirata alla scuola finlandese che ha sviluppato con successo molte delle idee del ’68, come risponderebbero studenti e insegnanti? Probabilmente male, perché cambiare e innovarsi è difficile e impegnativo. Richiede tempo, energie e risorse, che al momento non sembrano disponibili. Penso comunque che la scuola riguardi tutti e che sia infruttuoso attendere riforme calate dall’alto,

Possiamo migliorare la scuola dall’interno, giorno dopo giorno, senza grandi riforme. Impegnandoci con quello che abbiamo, con una maggiore consapevolezza che la scuola ci riguarda e riguarda il futuro di tutti noi.

Newsletter redatta da Arianna Welisch, classe 1^C Liceo Classico “L.A.Muratori” di Modena.