Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

Tra la vita e la morte: la non vita

Io mi chiedo cosa sia veramente la vita e cosa sia la morte, probabilmente uno scienziato mi risponderebbe che la vita non è altro che un insieme di reazioni chimico-fisiche e la morte corrisponde con la cessazione di tali reazioni,ma la vita è veramente così poco?

La scienza negli ultimi 50anni si è evoluta spaventosamente spostando sempre più lontano il termine della vita delle persone, al giorno d’oggi è del tutto normale sopravvivere anche oltre gli 80 anni e scampare alle più temute malattie come la peste e il colera. Ma la scienza non si è fermata solo a questo punto, infatti, è adesso è addirittura possibile tenere in vita un corpo con il “cervello morto”, ciò è possibile intubando completamente il paziente e sostituendo con macchine il lavoro di coordinazione e nutrizione che il corpo non è più in grado si eseguire da solo.

Io mi chiedo se una persona cerebralmente morta si possa considerare viva. Gli scienziati dopo il 1968 (il cosiddetto rapporto di Harvard) cambiarono la definizione di morte non più sull'arresto cardiocircolatorio ma sull'encefalogramma piatto (nessuna attività cerebrale), si tratta di un mutamento radicale della concezione di morte che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione e nutrizione artificiale accettata da quasi tutti i Paesi avanzati (soprattutto a causa dei trapianti, infatti, gli organi del paziente possono essere donati). Il Vaticano a 40 anni dal rapporto di Harvard ribatte con un articolo pubblicato su L’Osservatore Romano del 3 settembre 2008 affermando che la morte del cervello non provoca la disintegrazione del corpo prendendo come esempio clamoroso quella di una donna che nel 1992 venne dichiarata morta cerebralmente, ma si accorsero che era incinta. Questo caso e poi altri analoghi conclusi con la nascita (di cui non è riportato l’esempio) del bambino hanno messo in questione l'idea che in questa condizione si tratti di corpi già morti, quindi secondo la Chiesa, la morte cerebrale, più che da un reale avanzamento scientifico, sia motivata dall'interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare (in molti paesi “avanzati” è legale donare gli organi di un paziente in questo stato).

Bisogna però distinguere lo stato vegetativo (o morte corticale, o coma apallico) dalla morte cerebrale, infatti dallo stato vegetativo è possibile riemergere (in realtà alcune fonti autorevoli sostengono che il coma apallico sia, in effetti, irreversibile, e che i pochi pazienti di cui viene riportato il recupero non stavano soffrendo del vero stato vegetativo. Questa conclusione è oggetto di disputa dal momento che ci sono stati casi come quello di un uomo in Australia che venne seguito attentamente per anni prima del suo improvviso risveglio).

In ogni caso la diagnosi medica spesso non è attendibile, infatti si calcola che solo negli Stati Uniti 43% delle diagnosi di coma apallico siano errate(fonte :http://www.bmj.com/cgi/content/full/313/7048/13) perciò bisognerebbe studiare con più attenzione i singoli casi.

Detto ciò bisogna distinguere l’eutanasia dal testamento biologico, l'eutanasia - letteralmente buona morte (dal greco ευθανασία, composta da ευ-= bene e θανατος= morte) - è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza, il testamento biologico (detto anche: testamento di vita, dichiarazione anticipata di trattamento) è l'espressione della volontà da parte di una persona, in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.

Va inoltre aggiunto che l’eutanasia in Italia è una pratica illegale, infatti non solo è assimilabile all’omicidio volontario (art.575 c.p.) ma anche in caso di consenso da parte del malato si configura la fattispecie prevista dall'art. 579 c.p. (Omicidio del consenziente) e inoltre si può essere perseguiti anche per istigazione o aiuto al suicidio (art.580).

Al contrario il testamento biologico è legale infatti l’articolo 32 della costituzione dice “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, il Comitato Nazionale per la Bioetica precisa che il testamento è valido solo per iscritto, che non contengano disposizioni aventi finalità eutanasiche e soprattutto che il medico non può essere costretto a fare nulla che vada contro la sua scienza e la sua coscienza (fonte: http://www.governo.it/bioetica/testi/Dichiarazioni_anticipate_trattamento.pdf)

Il primo testamento biologico è stato autorizzato a Modena dal giudice Guido Stanzani (per approfondimenti si veda l’articolo della Gazzetta  di Modena : http://ricerca.quotidianiespresso.it/gazzettadimodena/archivio/gazzettadimodena/2008/11/06/DC2PO_DC201.html)

Gli Italiani risultano molto aperti all’eutanasia, secondo il Corriere della Sera del 17 novembre 2009 rivela che circa il 65% degli italiani credono opportuna l’introduzione di una legge per l’eutanasia.

Il sondaggio rivela anche un aumento della popolazione a favore di una legge per l’eutanasia dal 2005 a oggi che è salito del 10% circa.Lo stesso articolo rivela che il 72% degli Italiani dichiara di sapere bene cos’è l’eutanasia,mentre il  46% della popolazione afferma di «averne sentito parlare ma di non sapere bene di cosa si tratta» e spesso confonde questo termine con eutanasia. E’ necessario specificare che i medici non possono praticare né la sospensione delle cure (se non giudicate “accanimento terapeutico”) né l’eutanasia poiché sono tenuti a rispettare il giuramento di Ippocrate (modernizzato) (reperibile qui :http://www.unicz.it/didattica/corsi/anatomia_umana/giuramento_di_ippocrate_testo.htm), bisogna però riportare che circa lo 0,7% dei medici ammette di averla praticata (secondo il quotidiano La Repubblica del 6 luglio 2007, http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/eutanasia-medici/eutanasia-medici/eutanasia-medici.html) , addirittura a Milano il 3,6% dei medici ha dichiarato di aver somministrato farmaci letali, il 15,8% giudica accettabile questa pratica  e il 38,6% ammette di aver sospeso le cure del paziente e nel 50% senza chiedere il consenso dei parenti (questionario posto a 257 rianimatori milanesi delle 20 unità di terapia intensiva riportato dal Corriere della Sera del 13 novembre 2002).Immediata la replica dei medici cattolici che definiscono l’eutanasia  «una sconfitta per l’uomo, la medicina, la società».

La maggioranza delle persone ritiene che spetti al paziente decidere di se stesso, ma a mio parere non si contano casi  come quelli di morte cerebrale e corticale.E’ vero che bisogna distinguere tra testamento biologico ed eutanasia, ma molti quotidiani autorevoli anche esteri come Le Monde (in un articolo del  1 giugno 2002) riportano spesso  che  mentre i giuristi sono impegnati, giustamente dal loro punto di vista, a ridurre questo dibattito in termini formali, mentre medici si interrogano sulla compatibilità dei testamenti di vita con i loro doveri deontologici, i bioeticisti discutono se nella sfera di insindacabile autodeterminazione del malato, quella nella quale si fa comunemente rientrare l’atto suicidario, che alcuni arrivano a qualificare come un vero e proprio “diritto dell’uomo”, si possa far rientrare altresì la pratica eutanasica, concepita come forma di “suicidio assistito”, ove appunto non solo auspicata, ma in qualche modo prescritta da un testamento biologico; in realtà che la vera posta in gioco è una legalizzazione dell’eutanasia  giungiamo così a un  problema: se i fautori dell’eutanasia volessero davvero, legittimando questa pratica, rendere omaggio alla “volontà sovrana delle persone”, dovrebbero radicalmente escludere dall’uccisione “pietosa” tutti coloro che non abbiano lasciato alcuna indicazione al riguardo, che abbiano lasciato indicazioni ambigue o inattendibili, o che le abbiano rilasciate in condizioni psichiche e mentali tali da far ritenere plausibile una loro incapacità di intendere e di volere. Ma così non è. I movimenti a favore dell’eutanasia agiscono a tutto campo: insistono perché tutti i soggetti adulti e responsabili sottoscrivano i testamenti, ma aggiungono che comunque dei testamenti si può anche fare a meno, perché esisterà pur sempre qualcuno che con la sua volontà integrerà quella non espressa o espressa in modo insoddisfacente dal malato.

A cura di: Franco Avino, 1° C Liceo Classico “L. A. Muratori” di Modena.
Implementazione a cura di Emanuele Bassetti (coordinamento) e Andrea Gualandi (editing) - Laurea Specialistica Com.pass - www.compass.unibo.it