Presso i Greci di Sicilia nacque l'usanza di celebrare dei piccoli giochi da svolgere poco prima di iniziare il banchetto. Uno di questi venne denominato cottabos, ed il premio che il vincitore si aggiudicava, cottabeia. Si trattava di un gioco da svolgere in casa, e piacque al punto che col tempo si predispose una apposita stanza circolare; si usavano delle coppe durante il gioco denominate cottabides. Un contenitore veniva posto al centro della stanza e "tutti potevano competere per la vittoria da eguale distanza e da posizione simile". Occorreva rimanere sdraiati sul fianco sinistro, se non si era mancini, e la vittoria arrideva a chi riusciva a lanciare il vino rimanente nella coppa a fine bevuta dentro il bersaglio. Ma non bastava che la 'sculatura' di vino e acqua giungesse al centro esatto della sala. Il braccio libero non doveva contribuire al lancio; il solo polso destro, oscillando, doveva far tutto. Il vincitore otteneva regali e forse anche la stima della persona desiderata per amore.
Prima regola era imparare a reggere la coppa tenendo le dita in "posizione simile a quelle del suonatore di flauto", poi facendo oscillare il polso dosando la forza dello stesso si lanciavano le gocce residue mirando ad un piccolissimo piatto in metallo (simile ad una sottotazza da caffé) posto in equilibrio sopra una sottile asta di ferro. L'asta, posta al centro della sala circolare appositamente costruita per il gioco, aveva a mezza altezza un altro piatto più grande, dove andava a raccogliersi il liquido che precipitava assieme al piccolissimo bersaglio che, se centrato dal vincitore, cadeva.