E’ strano parlare d’Europa, accorgersi che l’Unione Europea è una realtà relativamente recente: siamo nati nel ’92, l’anno del trattato di Maastricht, quando l’Europa è diventata una comunità politica, oltre che economica: per noi L’Unione è sempre esistita.
Sentirsi cittadini europei ci sembrava scontato: i giovani della nostra generazione viaggiano spesso, passano con disinvoltura da un paese all’altro, hanno iniziato ad usare i soldi con l’euro, non con le lire.
Siamo cresciuti nella comunità europea, con il confronto costante e senza tensioni con gli altri paesi dell’Unione; ogni tanto arrivava voce di qualche progetto o decisione dell’UE, ma non ci si chiedeva più di tanto cosa fosse e come funzionasse quest’ultima. Semplicemente era naturale come se fosse sempre stata.
Invece non è così. L’idea di Europa viene da lontano ma l’Unione Europea è una realtà ancora giovane. Nasce come idea di Victor Hugo nel 1848 e si realizza nel 1992 col trattato di Mastricht ma le premesse sono nel secondo dopoguerra, quando si sente il bisogno di avviare la collaborazione economica tra alcuni Paesi d’Europa. Era il 9 Maggio 1950 e bisognava trovare una modalità per tornare ad andare d’accordo; Schuman propose di mettere in comune le risorse allora più importanti: carbone e acciaio. Parteciparono a questo progetto in 6 (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi); dopo qualche anno misero in comune altre risorse, e nel ‘73 vollero fare parte della Comunità altri paesi e così via fino alla svolta degli anni’90. Da quel momento ci sono stati successivi allargamenti dell’Unione fino ad arrivare a oggi. Ora siamo in 27 stati (e altri ancora bussano alle porte dell’Unione), abbiamo una moneta unica e siamo tuttora forti e competitivi su scala mondiale, nonostante la crisi globale che ha investito molti Paesi europei.
L’obbiettivo iniziale era quello del mercato unico, ma dovendo gestire risorse comuni, si era dovuto formare un organo decisionale sopra le parti; questo portò presto al confronto anche su altri temi che non fossero economici, ad un sentimento d’Europa unita che sembrava improbabile dopo le 2 guerre mondiali e che aiutò a garantire la pace. L’Unione Europea non è però una federazione come quella americana ma (come dice il motto “unita nella diversità”) un insieme di Stati che pur cooperando per il bene comune, non rinunciano alla loro individualità e al loro potere decisionale; tant’è che nel parlamento europeo ci sono 23 lingue ufficiali e ogni rappresentante parla la propria.
Nonostante gli indiscussi successi dell’Unione, (come il trattato di Maastricht che pone le premesse per una politica estera e di sicurezza in comune, una maggiore cooperazione nella giustizia e negli affari interni, la doppia cittadinanza che ci permette di avvalerci degli stessi diritti in ogni parte d’Europa, e la proposta dell’Euro, realizzatasi poi nel 2002), ci troviamo tuttavia davanti a diverse difficoltà. L’Unione Europea necessita di essere riorganizzata, in quanto le sue regole erano state create per 12 paesi, e di essere resa più forte ed unita; c’è poi il problema dell’identità nazionale, che è irrinunciabile. Quanto potere decisionale deve avere l’Europa sui singoli paesi? E’ possibile una politica estera condivisa da tutti?
Nel 2004 viene proposto un trattato costituzionale che avrebbe dato più potere agli organi comuni e definito le competenze più chiaramente ma è stato bocciato da Francia e Paesi Bassi. Nel 2007 viene riproposto nel trattato di Lisbona, rifiutato questa volta dall’Irlanda. I motivi di queste bocciature sono diversi: secondo alcuni la costituzione europea sarebbe stata decisa dall’alto e comunque sarebbe stata un compromesso, secondo altri avrebbe limitato la libertà decisionale dei singoli paesi.
E adesso? L’Unione Europea si dimostrerà forse in grado di affrontare la nuova crisi economica, garantendoci con l’euro una sicurezza impensabile con la lira, ma si trova, a titolo d’esempio, in una posizione delicata con la Russia, nostra “vicina” da quando si sono uniti a noi i paesi dell’ex Unione Sovietica nel 2004. In questo caso le posizioni al riguardo sono molto discordanti, e risentono dei passati rapporti di ogni paese col gigante sovietico.
Negli ultimi tempi abbiamo riflettuto su quanto abbiamo guadagnato ad essere europei, abbiamo capito con maggiore consapevolezza che l’Europa ci riguarda, che la cittadinanza europea va costruita e difesa, che le politiche comuni nei delicati settori della sicurezza, dell’istruzione, dell’energia, vanno conosciute e seguite con estrema attenzione. Abbiamo imparato che essere europei è una conquista e come tutte le conquiste questa doppia cittadinanza ci arricchisce di una dimensione nuova.
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