Più di 1800 persone a Modena hanno sintomi legati al gioco d’azzardo. Lentamente stanno iniziando a rivolgersi ai Servizi sanitari. In genere si tratta di giocatori d’azzardo che si alternano tra videopoker nei bar e scommesse in sala corse, ma cominciano a presentarsi casi di dipendenza da gioco senza scopo di lucro (videogiochi o playstation) Sta aumentando inoltre il numero delle donne che giocano. Il distretto dove sembra esserci maggiore conoscenza sulle possibilità terapeutiche offerte dai Sert è quello di Carpi che registra nel 2006 metà degli utenti in carico (7 su 13), quasi tutti nuovi utenti (5).
Esistono soluzioni ai disturbi del comportamento legati al gioco patologico?
E’ raro che il giocatore patologico si accorga in tempi brevi della gravità del problema, a causa della carente disapprovazione sociale verso il gioco, visto come un modo per guadagnare facilmente e velocemente, semplicemente “tentando la sorte”.
Il coordinatore del “Progetto Gameover”, iniziativa del Sert di Piacenza nata nel 2003, nota che i giocatori d’azzardo fanno parte, generalmente, del ceto sociale medio basso, con precari equilibri relazionali. Il gioco viene considerato come possibilità di evadere, riempire il tempo libero, vincere la solitudine, e successivamente il giocatore patologico ne sentirà l’esigenza come sedativo, antidepressivo.
Le Istituzioni politiche e socio-sanitarie sembrano minimizzare l’impatto del “gioco d’azzardo eccessivo”, che è in realtà un problema molto grave: “ Il gioco d’azzardo è una tossicomania senza farmacia”, diceva lo psichiatra Cancrini.
Spesso mancano le informazioni socialmente diffuse sulle opportunità terapeutiche e sulle concrete possibilità e modalità di fruizione.
I Sert ( Servizi territoriali ) sono particolarmente adeguati ad accogliere una patologia come il gioco d’azzardo, essendo abituati da anni a un lavoro integrato sulle altre dipendenze (alcol e droghe).
Il Sert può inizialmente farsi promotore di iniziative che diano visibilità al problema e coinvolgere altri interlocutori nella progettazione di eventi volti ad aumentare la soglia di attenzione e sensibilizzare i cittadini.
Medici di famiglia e psicologi seguono i casi più complessi. Nel frattempo i gruppi di mutuo aiuto lavorano per prevenire ricadute.
Vito Zironi, educatore modenese del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, organizza a Modena da 5 anni i gruppi di sostegno per i soggetti che soffrono di problemi legati al gioco d’azzardo. Egli afferma che «il gruppo fa da “collante sociale” e l’animatore segue un metodo analogo agli alcolisti in trattamento». Alcuni si mettono anche in cura da psicologi, continuando però a seguire il percorso nel gruppo che riesce a dare motivazioni e aiuta a instaurare nuovi rapporti. Il gruppo di mutuo-aiuto diventa così assolutamente autonomo, spesso si basa sulla presenza di un animatore che è stato un ex giocatore, testimone concreto della possibilità di guarire. In un’intervista al Resto del Carlino Zironi ha recentemente denunciato lo scarso impegno dello Stato nella prevenzione: «Le istituzioni devono mettere un freno, al momento invece vedo in giro molta pubblicità, molto incitamento al gioco». «Evidentemente le lotterie, i pronostici e i tagliandi da grattare ingrossano le casse dello Stato ma creano guasti enormi nella nostra società».
In questo momento sembra insufficiente impegnarsi nella prevenzione essendo circondati da incitamento al gioco e pubblicità esplicite ma anche implicite. I mass media, infatti, propongono spot pubblicitari a favore del lotto, totocalcio, totogol con slogan del tipo: “Vincere è facile!”, “Si può vincere subito!”. Perciò è facilmente intuibile l’intento di spingere le persone a giocare tramite strategie pubblicitarie e il consumatore è consapevole di poter scegliere di tentare la sorte o meno. Messaggi promozionali più indiretti sono, per esempio, la trasmissione di estrazioni del lotto sulla prima rete nazionale televisiva nell’ora serale di punta, gli annunci pubblici di vincite milionarie, lo sfruttamento dei giochi in trasmissioni come “Affari Tuoi ”, “Chi vuole essere milionario”, “l’Eredità”, per intrattenere gli spettatori. Tutto questo induce a pensare appunto che non esista la volontà di prevenire questa nuova dipendenza.
Sarà che lo Stato e le imprese che pubblicizzano il gioco d’azzardo confidano semplicemente sulla nostra intelligenza (!!) sulla base della teoria di Cavour che disse: « Il gioco d’azzardo è una tassa volontaria, la tassa degli stupidi. Se c’è chi gioca e si rovina col gioco, tanto peggio per loro! »
Il gioco, in quanto tale, dovrebbe divertire ed essere inserito in un sistema che non provochi disagi sociali. Ma prima di tutto siamo consumatori, e nel consumo è chiamato in causa il denaro che le aziende investono in questo contesto in messaggi pubblicitari per incrementare i guadagni.
A cura di Cinzia De Pisa e Tarandeep Kaur - classe 5D Erica