L’incontro col gioco
Molti giocatori hanno avuto il loro primo incontro col gioco d’azzardo in compagnia di amici, colleghi o familiari per condividere un’attività nuova e divertente o anche per sconfiggere un senso di insoddisfazione, di noia o anche come soluzione ad alcuni problemi economici.
Ma alcuni di loro si sono ritrovati in una spirale senza via d’uscita, in un circolo vizioso interminabile; partendo da modalità di gioco moderato, sporadico, occasionale arrivando a rendere il gioco centrale, totalizzante e irrinunciabile.
Spesso il gioco fra amici e parenti porta anche a discussioni sul senso e i costi: se da una parte il gioco è eccitante, appagante e un buon modo per intrattenersi, dall’altra parte i costi e le perdite possono cominciare a essere pesanti. In questa fase spesso capita che un coniuge, gli amici e i parenti decidano di smettere o diminuire il gioco, è in questo momento che il giocatore decide di continuare a giocare da solo e nella maggior parte dei casi tenendolo nascosto agli amici e parenti.
Il giocatore solitario
Durante questa prima fase il giocatore si crede capace di poter smettere quando vuole, vede altre persone che si sono rovinate a causa del gioco ma lui si convince che non farà la loro stessa fine. Spesso in questa fase il giocatore limita i soldi per il gioco, e sceglie una somma fissa che può anche permettersi di perdere. Ma presto comincia una pericolosa escalation, il giocatore si accorge che ha perso molti soldi ed è convinto che debba scommettere una quantità di soldi sempre più grande in modo da recuperarli in fretta.
Comincia a nascere il timore di essere scoperti dalla famiglia con la quale continua a mentire e cominciano a nascere le prime incomprensioni, trascura il lavoro, perde fiducia e stima di se stesso.
Il giocatore patologico
Nel gioco d’azzardo il caso è imprevedibile ma l’uomo pensa che sia possibile, con l’esperienza, dominare il caso. In realtà gli eventi sono indipendenti tra loro e il caso non si può dominare. Gli errori più frequenti avvengono quando il giocatore trova negli avvenimenti casuali legami di concatenazioni o quando si pensa che il caso sia influenzabile e che sia possibile arrivare a controllare i risultati del gioco.
Il gioco da attività utile e divertente può trasformarsi in un’attività patologica ossessiva. Ma come?
Attualmente sappiamo che la percezione ed elaborazione delle sensazioni piacevoli, come può avvenire il gioco, è mediata da complessi sistemi neuronali e neurotrasmettitoriali. Cioè i comportamenti che danno sensazioni positive vengono premiati attraverso un rinforzo che darà a quei circuiti neuronali maggiore forza e precedenza rispetto agli altri, facendo aumentare la nostra voglia di ripetere questi comportamenti piacevoli. La ripetizione dura fino a quando un meccanismo inibitorio frena questa ripetizione.
In alcune persone il blocco della ripetizione non funziona in modo corretto, questo fa sì che il giocatore non riesca mai a sentirsi veramente appagato.
Quando la malattia compare si riscontrano i sintomi caratteristici delle dipendenze: assuefazione, perdita del controllo, sindrome d’astinenza e bisogno compulsivo di giocare (craving).
Il gioco come esperienza ludica non esiste più, vengono a mancare le premesse indispensabili perché l’attività sia un gioco: manca la libertà del soggetto, mancano le regole legate allo spazio e al tempo, manca soprattutto la libertà di uscire dal gioco quando uno lo desidera.
I giocatori in questa situazione vengono classificati con il nome di giocatori patologici. Essi pensano continuamente al gioco d’azzardo. Il gioco patologico è un disturbo ossessivo che provoca depressione, impulsività e ricerca ansiosa di sensazioni forti che solo il gioco placa. La sensazione di sollievo è di breve durata, anziché risolvere i problemi li alimenta e si crea un circolo vizioso in cui i giocatori finiscono per compromettere tutto ciò che li circonda (famiglia, amici, lavoro ecc…) e può portare persino al suicidio.
La reazione della famiglia
Quando la famiglia si accorge di quello che sta accadendo ormai è troppo tardi. La famiglia si ritrova piena di debiti mentre il giocatore, ormai diventato patologico, continua a negare anche di fronte all’evidenza e le incomprensioni e le delusioni della famiglia lo spingono a isolarsi ancora di più. Inizialmente la famiglia è stupita e non vuole credere a ciò che abbia fatto un parente così stretto, ma soprattutto non sa come aiutarlo e cosa fare. Il giocatore non vuole essere aiutato perché secondo lui non ha nessun problema e in questi casi può diventare aggressivo. Spesso la famiglia attua scelte sbagliate per aiutare il giocatore patologico, come la concessione di ulteriore denaro ma con la promessa che questo gioco finirà presto.
Come aiutare il giocatore patologico
La principale necessità è quella di costruire una rete territoriale di supporto al giocatore d’azzardo.
Bisogna indagare nelle relazioni sociali del giocatore per richiedere l’appoggio di coloro con cui egli entra in contatto.
L’impotenza del soggetto di fronte al gioco d’azzardo può essere combattuta solo con la totale astinenza; naturalmente questo non è l’unico obiettivo del trattamento. Si cerca di rendere consapevole il giocatore delle proprie responsabilità e di portarlo a un rapporto più razionale con la realtà attraverso colloqui, psicoterapia individuale o di coppia, terapia famigliare e di gruppo, consulenza legale e psichica.
Per aiutare il giocatore patologico bisogna prima lavorare sulla famiglia e far comprendere bene la gravità della situazione e i problemi del giocatore. Bisogna poi risanare i debiti ma non immediatamente per non far credere al giocatore di averla scampata.
E’ consigliabile la co-gestione del denaro a un famigliare o a un amico affidabile che lo aiuti nell’uso dei suoi soldi e l’assistenza di tutor esperti. In questa fase però si può incappare in alcuni rischi; può capitare che il giocatore venga trattato come un bambino, mentre fino a poco tempo fa maneggiava grandi quantità di denaro, e ciò può provocare in lui un enorme senso di umiliazione e impotenza. Un altro rischio è che la persona affidata alla co-gestione del denaro cominci a costruire insieme al giocatore un pericoloso processo di infrazioni di regole, di collisioni e complicità.
Conclusione
Il gioco d’azzardo patologico si sta diffondendo nella nostra società con costi umani e sanitari molto alti. Tuttavia tale problema rimane sconosciuto e sottovalutato dalle famiglie che non hanno abbastanza informazione su questo fenomeno e non sanno cosa fare o a che rivolgersi.
A cura di Tirelli Matteo, Federica Andreoli, Valentina Barigazzi, Daniele Raosa - classe 5D Erica