Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

Sport e discriminazione

Quando la discriminazione investe anche il settore sportivo ci accorgiamo che i provvedimenti presi dal Parlamento, come la Carta europea per lo sport, recepita nel 1992, non hanno prodotto risultati soddisfacenti per quel che riguarda l’Italia.

Da una recente indagine dell’ISTAT è stato provato che la percentuale delle ragazze che svolgono attività pratiche sportive è del 22,6% contro il37,8% dei ragazzi. Confrontando questi dati con quelli dello studio COMPASS, che ha svolto la stessa ricerca sulla Svezia, è risultato che sia il 70% delle ragazze che il 70% dei ragazzi fa sport.

Da questi esiti deduciamo che l’Italia deve ancora fare molti cambiamenti per raggiungere i suoi scopi. È provato che uno dei motivi per cui le ragazze praticano meno sport dei ragazzi è costituito dalle ragioni economiche. Il 77% delle donne che praticano sport a livello agonistico non riesce a raggiungere l’indipendenza economica. Solo il 29% percepisce una retribuzione e il 14% uno stipendio continuativo.

I ragazzi invece, facendo l’esempio del calcio, sono retribuiti con contratto obbligatorio dalla serie D (campionati nazionali). Però alcuni giocatori sono pagati già dalla categoria eccellenza. Arrivati in serie A i giocatori possono anche essere stipendiati 5milioni di euro all’anno come Buffon e Totti.

È poi ingiusto il fatto che, anche sui giornali, nelle pagine sportive, il calcio abbia sempre la prevalenza sugli altri sport. In Italia è ritenuto dalla maggior parte delle persone lo sport più importante e dunque si tende a dare poca visibilità alle altre discipline.

Nello sport sono presenti anche altre forme di discriminazione, oltre a quelle tra uomo e donna. Ci accade spesso di vedere emarginazioni tra persone di etnie diverse, oppure con capacità diverse.

Recentemente abbiamo seguito, attraverso i media, il caso Pistorius. Quest’atleta sudafricano senza arti inferiori non potrà partecipare alle Olimpiadi di Pechino perché secondo la federazione atletica internazionale le protesi lo avvantaggiano del 30%. Secondo gli esperti l’atleta è in grado di correre alla stessa velocità dei normodotati ma con un consumo inferiore di energie.

Ma io a questo punto mi chiedo: visto che la maggior parte degli atleti a questi livelli segretamente si dopa, perché non far gareggiare lui, che ha questo sogno da quando aveva un anno? Purtroppo non è colpa sua se non ha le gambe e immagino che già soffra abbastanza perché è una persona diversamente abile.

Quindi io dico che dovrebbero concentrarsi su chi si fa uso di sostanze illegali e la passa liscia piuttosto che pensare a sottigliezze come queste, e poi credo che farlo gareggiare avrebbe un forte valore simbolico per ricordare che lo sport non deve essere solo business, le Olimpiadi dovrebbero avere come obbiettivo la speranza che tutti possano partecipare senza distinzione di razza, sesso o arti. Vorrei poi che ci fosse una riflessione perché non penso che essere senza gambe sia un gran vantaggio per la vita quotidiana, penso che Pistorius preferirebbe avere le gambe ed andare piano piuttosto che essere così.

Insomma: concludendo rimango convinta che lo sport debba trasmettere il rispetto per se stessi e per gli altri, riconoscendo i propri limiti e accettarli, cercando, attraverso l’impegno e la tenacia, di migliorare sempre di più.

Rimango convinta che si potrebbe usare lo sport come strumento per eliminare le discriminazioni e per trasmettere alle nuove generazioni valori come la disciplina, la capacità di saper soffrire, l’amicizia, il rispetto delle regole e la coscienza dei rischi che può trasmettere l’agonismo eccessivo.

Link utili

Dalia Rossi, V A IIS Meucci di Carpi. Referente Prof. Giuliano Albarani.