L’utilizzo del doping non è recente, già le popolazioni Azteche conoscevano vari metodi capaci di aumentare forza e resistenza fisica. Nella storia dello sport i Greci, inventori dei Giochi di Olimpia, davano particolare valore alla competizione sportiva, stabilendo regole che facessero emergere la lealtà e l’onestà nel rispetto dell’avversario. Per lunghi secoli la pratica del doping fu dimenticata poiché, dopo la caduta dell’Impero Romano, le attività agonistiche vennero interrotte e reintrodotte solo nel 1896 dal francese Pierre Fredi De Coubertin. La maggior diffusione del doping si ottenne alla fine degli anni ’70, quando molti sportivi professionisti fecero largo uso di anabolizzanti durante le Olimpiadi.
Ma cos’è di fatto il doping? Il doping è un utilizzo dipendente di sostanze illegali di tipo farmacologico per aumentare e integrare le prestazioni dell’organismo in modo da ottenere un miglior risultato durante le gare sportive. Le sostanze dopanti sono solitamente integratori chimici, alteratori del metabolismo, che molte volte distruggono parti dell’organismo dopo un uso prolungato.
Ai nostri giorni molti sono stati e ancora sono i casi di doping; come quello di Ben Johnson, squalificato alle Olimpiadi di Seul, e quello di Marco Pantani, anch’esso dichiarato non idoneo e sospeso dal Giro D’Italia. Pantani, ricordato come ciclista plurivittorioso, dopo essere stato “scoperto” da esami anti-doping cadde in depressione fino a morire. In seguito si scoprì che era stato usato solo per fini speculativi, dopo essere stato segnato profondamente dal doping.
Il mercato del doping, come quello delle droghe, è molto esteso, tanto che non si riesce a quantificare un numero preciso di persone che trafficano tali sostanze. Il mondo di oggi si basa sulla corruzione e i trionfi vengono conquistati in modo sleale. Non esiste più una parità di livello sportivo tra le parti in gara. Le autorità mediche e sportive sono preoccupate poiché l’aumento dell’utilizzo di questi composti ha raggiunto livelli inimmaginabili. Ciò non si spiega, in teoria, poiché queste sostanze sono prescritte da medici.
Lo sport, da un certo punto di vista, è diventato un modo per commercializzare farmaci a scopo di lucro. Agire scorrettamente è diventato un modo per attirare l’attenzione dei Media: lo scandalo rende famosi. Ma che gusto c’è nel vedere che al tuo “campione” somministrano sostanze stupefacenti?
Per cercare di contrastare il doping in tutto e per tutto, fu aperto nel 1961, a Firenze, il primo laboratorio europeo di analisi per la lotta anti-doping. In occasione delle Olimpiadi di Tokyo nel 1964 si effettuarono complessi controlli sugli atleti in gara. Il doping è stato classificato come un reato speculativo e ciò permette di sanzionare questo comportamento non più solo sul piano sportivo ma anche sul piano legale. Gli atleti vengono sospesi senza troppi ripensamenti ed è pertanto punibile il medico che prescrive queste miscele chimiche e sia chi le commercializza. L’utilizzo o no del doping è un fatto di coscienza, una scelta, e l’atleta stesso deve essere consapevole che l’uso di sostanze dopanti comporta ben pochi vantaggi, per cui vincere scorrettamente non lo fa essere davvero un campione, ma solo un imbroglione che ha tolto la gioia della vittoria conquistata con ambizione e determinazione a qualcuno che invece se la meritava davvero. Il principale obiettivo dello sport è quello di migliorare il livello fisico e morale di una persona. Praticare sport vuol dire provare emozioni, raggiungere felicità e conoscere sé stessi e i propri limiti. La cultura sportiva ci insegna questo, ci fa sentire degni di praticarlo, non di rovinarlo. Non è ammissibile che gente muoia durante competizioni agonistiche solo perché ha assunto una dose di droga. Per cosa? Solo per far vedere che sa dare di più degli altri davanti agli occhi della gente che è all’oscuro di quello che sei realmente. Nessuno sa che ti sei dopato, sei speciale, però sei scorretto e in più vinci. Vinci, ma dopo, per l’effetto della tua droga, non riesci nemmeno a capire quello che ti sta succedendo intorno. Stai male e fai i conti con te stesso, con quello che non sei o forse con quello che sei realmente: “un perdente”.
Cremaschi Valentina V A IIS Meucci di Carpi. Referente Prof. Giuliano Albarani.