Da sempre nel mondo, purtroppo, esistono discriminazioni tra diverse religioni, tra diverse etnie, per diverso colore della pelle e tra uomini e donne. La discriminazione è arrivata così anche nel mondo dello sport e proprio della discriminazione tra uomo e donna voglio parlare in questo mio articolo.
A seguito di interviste fatte a moltissime atlete italiane, è emerso infatti che la maggior parte di esse si sente discriminata rispetto agli uomini e secondo dati raccolti risulterebbe che il 77 % delle atlete non riesce a raggiungere l’indipendenza economica con la sola pratica sportiva; esse sono così costrette, in gran parte, a svolgere altri lavori per poter mantenersi.
Per alcuni, il problema alla base delle disparità risiede nella diversa considerazione dello sport femminile rispetto a quello maschile, cioè nel fatto che gli eventi sportivi femminili hanno una scarsa promozione e sono quindi poco seguiti. C’è chi sostiene però, a mio parere giustamente, che molti degli sport più seguiti come calcio, pugilato, basket, automobilismo e motociclismo, siano più adatti al sesso maschile; questo non vuol dire che le donne non possano parteciparvi ma non se l’abbiano a male se si dice che sono “meno predisposte” per questi tipi di sport. Sono sicuramente altri, infatti, gli sport per cui le donne sono “più predisposte”, come per esempio la danza ritmica o artistica, la pallavolo, il pattinaggio ecc. Il problema è però che questi e altri tipi di sport sono poco seguiti e quindi comportano una scarsa o perlomeno più bassa retribuzione in confronto a quella, magari, di un famoso calciatore o pilota. In Italia, inoltre, nessuna atleta ha diritto ad essere considerata una professionista, e di conseguenza non ha le tutele che la legge italiana prevede per le lavoratrici in maternità.
Nello sport sono stati anche frequenti casi di discriminazione per razza e colore della pelle; questo fenomeno si verifica spesso nel calcio quando, al momento di una sostituzione fra un giocatore di colore e uno non, è accaduto che il giocatore di colore venisse fischiato o insultato dalla tifoseria opposta o talvolta, addirittura, dai tifosi della propria squadra; e questa credo sia probabilmente la forma di discriminazione più brutta e pesante che un atleta possa subire.
Un caso abbastanza recente e di cui si è molto parlato sui giornali e in televisione è il caso dell’atleta Pistorius, un velocista che al posto delle gambe ha due protesi in carbonio. Pistorius è stato rifiutato dalle olimpiadi di Pechino perché ritenuto avantaggiato di oltre il 30 % rispetto agli altri atleti ed è proprio per questo che si è a lungo discusso. Parlando del caso Pistorius non posso però fare a meno di citare il famoso pilota Zanardi il quale, dopo aver perso entrambe le gambe in un tragico incidente nel corso di una gara di Formula1, ora continua a correre ad alti livelli in una diversa categoria di competizioni automobilistiche. Per quale motivo non potrebbe farlo? Analizzando il tipo di sport che pratica, dove anche per pochi decimi di secondo si può vincere o meno una gara, il fatto di non avere entrambi gli arti inferiori riduce il peso del pilota, aumentando così, anche se minimamente, le prestazioni del veicolo con una conseguente diminuzione dei tempi sul giro; eppure su questo sportivo nessuno ha mai avuto niente da dire.
Concludendo è quindi sicuro che nello sport vi siano delle discriminazioni nei confronti delle donne ma a mio parere è più giusto dire che le discriminazioni avvengono nei confronti degli sport maggiormente praticati dal sesso femminile, dato che problemi come la scarsa retribuzione sono causati dal fatto che questi sport sono per la maggior parte poco pubblicizzati e di conseguenza poco seguiti.
Ronchetti Stefano, V A IIS Meucci di Carpi. Referente Prof. Giuliano Albarani.