Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

Testimonianze da “Destinazione Italia”

Trascorsi i miei primi anni di vita in Argentina insieme ai miei nonni e alcuni della mia famiglia che erano arrivati da poco dall’Italia, pieni di speranza e con tanta voglia e forza di cominciare una nuova vita. Forse tutto questo ha fatto sì che nel diventare grande cominciassi a sognare di venire qui, e ci sono riuscita. Quindici anni fa sono arrivata in Italia per la prima volta, e ho sentito che questo era il mio posto, anche se non ci ero nata. Sarà per tutto quello che mi avevano raccontato… Parte del mio sogno era di conoscere la mia famiglia e avere la possibilità di sperimentare le abitudini, la cultura e, perché no, conoscere altre persone. Veramente, quando sono partita non ero tanto sicura se sarei rimasta qui o se sarei tornata nella mia terra; anche se manca tutto e tutti qui mi trovo molto bene e sicuramente ci passerò tanto tempo e in questo modo realizzerò il mio sogno.

Ofelia, Argentina

Prima di partire ero molto entusiasta e felice sapendo che venivo in Italia con mio figlio. Sognavamo molte cose… Il bambino, che era molto irrequieto, era sempre stato il nostro primo desiderio che qualcuno seguisse la sua educazione. Avevamo visto che venire in Europa ci arricchiva culturalmente, ma, d’altra parte era il nipote che tornava al paese d’origine dei suoi nonni. Ora che sono quasi tre anni che siamo qui, stiamo relativamente bene. All’inizio tutto fu un po’ difficile, però nell’arco di un anno arrivò mio marito e adesso tutti e tre siamo una sola famiglia. Dell’Italia ci piace abbastanza la sua cultura, la cucina… E i luoghi molto belli, anche se molti non li conosciamo ancora.

Maria Rosa, Perù

Il mio nome è Natalia. Sono nata in un paese dell’Est Europa. Sono partita per l’Italia a vent’anni cercando una vita migliore. Partendo, sapevo che era difficile ma speravo, sognavo di trovare in Europa l’America. Non sono arrivata per trovare soldi facilmente, ma sono arrivata per cercarmi un futuro. Oggi sto studiando e vorrei arrivare ad avere un diploma in ragioneria. Una professione ce l’ho già che mi da una vita dignitosa, però vorrei di più, perché ho capito che in Italia una persona che ha voglia di lavorare arriva ad essere accettata non soltanto nell’ambito di amicizia, ma anche in quello lavorativo. In Italia la vita è una corsa frenetica: lavoro, casa, famiglia ed io corro… non soltanto per il mio futuro, ma anche per il futuro dei miei figli che nasceranno qui in Europa, in Italia, il Paese delle possibilità per le persone che lottano per un futuro migliore. L’Italia mi ha dato tanto, un lavoro che mi permette di avere una casa , di mandare i miei figli a scuola , di fare le vacanze al mare. È un paese che mi arricchisce con la sua cultura e non mi impedisce di ricordare la mia. Sì, l’Italia è la mia America, è il Paese che dà delle opportunità ed io ho tutte le intenzioni di coglierle.

Natalia, Moldavia

Da medico ad analfabeta Come passare da uno stato di medico conosciuto ed affermato, con delle valide capacità di comunicazione, figlia di una famiglia nota nel paese, ad una perfetta sconosciuta analfabeta (ed imbranata)? È come cadere, anzi precipitare sulla scala socio-culturale. Come, dopo 8 anni di studi universitari, fare una fatica tremenda per andare a comprare il pane. Come, cogliere un’informazione o una spiegazione di base diventa un’avventura complessa dal successo improbabile. Come, affrontare l’amministrazione (compito già azzardato nel proprio Paese e nella propria lingua) diventa il percorso del combattente diretto verso il fallimento sicuro se non s’incontra, “luce nel buio”, una persona che s’immedesima per un secondo con te e allora ci regala un attimo di tregua e meraviglie di pazienza. Grazie, a tutte le persone incontrate che hanno avuto la pazienza di spiegarmi come ad un bambino, rispettandomi comunque come un adulto maturo e capace (sapiente?). Grazie, a tutte le persone che hanno saputo cogliere il mio profondo e la finezza del mio discorso sorvolando la sua forma grezza e arcaica. So comunque che, nonostante le difficoltà incontrate, non ho avuto da imparare altre lettere, altre cifre, cambiare scrittura, e senso di lettura. Non ho avuto da provare le mie competenze professionali attraverso degli esami difficili. Non ho vissuto pesanti difficoltà economiche, né esperienze di clandestinità. Posso oggi, solo dopo aver raggiunto un livello utile a capire e ad essere capita, esercitare il mestiere che mi piace. Ho anche la fortuna di venire da un Paese amato dagli italiani, e a fino a che non apro bocca (… momento in cui il mio accento mi tradisce senza pietà e senza eccezione!... ), è possibile per me fondermi nella folla poiché le mie origini non sono stampate sul mio fisico. La mia esperienza è stata facilitata, grazie!

Sophie, Francia

Pensando alla mia esperienza lavorativa nel mio paese facevo un lavoro che mi piaceva, mi dava tanta soddisfazione, ero felice, anche perché lavoravo con utenti speciali. Facevo l’infermiera ausiliaria. Quando sono arrivata qui ho dovuto fare la badante: mi sentivo così umiliata perché a volte mi trattavano come una stupida. La cosa che mi dava fastidio all’inizio era una frase: “Sei capace!”. Per me è stata una frase bruttissima perché mi faceva sentire incapace. Adesso l’ho assimilata e non mi da più fastidio. Nel primo lavoro ero con una buona famiglia, che mi trattava bene, però dentro di me ero a pezzi perché mi sentivo come un uccelli in gabbia, non sopportavo di stare tutti i giorni in casa, era una cosa un po’ psicologica quella che mi stava succedendo. Così ho cambiato lavoro. Ho iniziato a lavorare come colf presso una famiglia. All’inizio non ero soddisfatta, ma almeno non mi sentivo in gabbia. Non avevo mai fatto pulizie o stirato per lavoro. Ma mi dicevo: “Zoila, sei tu che sei venuta, e che hai cercato questo…” e allora ero più calma. Io ringrazio tanto ma tanto la famiglia presso cui ho fatto la colf, perché ha avuto tanta pazienza con me, ha sopportato tanti disastri che causato, dandomi coraggio senza rinfacciarmi gli errori che commettevo (la signora diceva sempre: “Sono cose che succedono…”). Allora il lavoro che odiavo è arrivato anche a piacermi e grazie a loro ho riconquistato la fiducia e la forza di una volta. Mi hanno anche aiutato a prepararmi per trovare un altro lavoro, col quale mi sento più tranquilla. Ora lavoro con utenti disabili e malati psichici e li vedo in una forma diversa perché ho imparato a vivere più da vicino le loro difficoltà, c’è un rapporto più stretto. E tutto questo perché questa meravigliosa famiglia mi ha rialzato quando ero a terra e, giorno dopo giorno, mi ha spinto ad andare avanti, mi ha aiutato a superare tanti ostacoli che trovavo lungo la mia strada. Da loro ho ricevuto molto di più di quello che abbia ricevuto nel mio Paese. Dovunque andrò saranno sempre nel mio cuore.

Zoila, Equador


Referente: Prof.ssa Luisa Scuri - LICEO SCIENTIFICO “L.RESPIGHI”- PIACENZA CLASSE  4° N