Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

La Tratta delle Donne

Tema della serata, “la tratta delle donne”, argomento presentato da Elena Foletti e Martina Collegani: è una problematica ancora molto presente oggi, nonostante le sue lontane origini, e caratterizzata dalla declassificazione della donna dall’essere umano a semplice oggetto per il guadagno dello sfruttatore. Le vittime, oggetto di abusi di ogni genere, sono donne di strada o prostitute di professione. Le testimonianze di queste donne sono atroci: vengono messe all’asta, con una domanda e un’offerta, proprio come se fossero al mercato.

Successivamente Paola Praolini di “Concorto” ha introdotto il film “Terra promessa” di Amos Gitai, anticipando che nel lungometraggio viene piu volte evidenziato il corpo delle donne come pura merce, imprimendo nello spettatore la grande efficacia del crudo messaggio. Il medio Oriente viene presentato nelle sue contraddizioni sociali, nella sua corruzione delle parti contrapposte, al di là del conflitto israelo-palestinese. Un lungometraggio tragico, scioccante, improntato sulle atrocità che gli uomini compiono sulle ragazze sfruttate.

Il film narra del viaggio di alcune ragazze bianche che, lasciando il loro paese in cerca di fortuna, si trovano invece a lavorare come prostitute. Le persone a cui si erano affidate per il viaggio, le vendono ad un’organizzazione che le trasporterà in giro per il paese, e addirittura anche nei territori palestinesi, come vere e proprie schiave del sesso. Violentate nel corpo e nello spirito, costrette in vestiti succinti e imbellettate oltre ogni decenza, le loro belle speranze affonderanno in locali di infimo ordine per essere merce di uomini. Un incubo che si snoda lungo una discesa agli inferi alla volta di una “terra promessa”, ma della quale è rimasto solo il nome su un insegna sbiadita di un bordello, in una città fantasma che è un cumulo di macerie. Questo viaggio viene paradossalmente interrotto da un incendio, scoppiato a causa si un’autobomba nelle immediate vicinanze del luogo in cui erano tenute segregate le ragazze. La pellicola si conclude con l’impeto di gioia di una delle ragazze che festeggia la sua liberazione da quel tunnel di violenza. Crude sono le scene che passano davanti ai nostri occhi, crudezza accentuata dalla scelta tecnica del regista Gitai: l’utilizzo della telecamera digitale a spalla per tutta la durata del film invece di quella fissa. Le immagini risultano quindi “sporche”, atte a dare un gusto documentaristico del girato. Ne consegue una particolare attenzione per lo squallore e la disperazione dei personaggi, il che rende il film molto vicino alla realtà. Nonostante ciò, la scelta del regista è comunque azzardata in quanto la trama può risultare in alcuni punti molto confusionaria e poco comprensibile.

Quindi, se da una parte il lungometraggio può essere apprezzato per la cruda realtà rappresentata, dall’altra le scelte tecniche del regista possono influire anche negativamente sul risultato finale. In conclusione, per la valutazione di questo film non ci sono mezze vie, o piace o non piace

Interventi a cura di: Elena Foletti, Martina Collegani, Paola Praolini.