Una newsletter sul concetto di tribù, che ci ricorda l'importanza del sentimento di appartenenza a un gruppo e a un luogo come fondamento essenziale di ogni vita sociale e che può aiutare a far luce sulle forme dinamiche di aggregazione e convivenza contemporanee.
Con più arte piegherebbe i rami
Dei salici
Colui che dei salici, avesse colto
Le radici
Rainer Maria Rilke , Sonetti a Orfeo ( 1,6)
Cogliere e capire le radici del legame sociale e dei legami individuali sono due buoni motivi per studiare le scienze sociali. Un classico della sociologia E. Durkeim scrisse nel 1888 “…Non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore per tutti…”. A più di cento anni di distanza le parole dei sociologi e degli antropologi ci aiutano a comprendere la pluralità dei legami, le forme del vivere contemporaneo, le trasformazioni dei legami e della famiglia nel quadro del più vasto cambiamento storico sociale.
In sociologia si parla più frequentemente di famiglie piuttosto che di famiglia, per indicare la molteplicità di modi di vivere insieme e di esperienze familiari che si possono attraversare nel corso della vita. Le forme di aggregazione, i gruppi sociali, le tribù, le forme di famiglie intese come gruppo sociale e luogo delle relazioni affettive sono temi di interesse e di studio ma anche modalità che viviamo come individui senza “esserne specialisti”. Noi adolescenti viviamo per lo più in micro gruppi (le tribù), tuttavia in qualche ora del giorno una famiglia ci attende, e in tempi (brevi? lunghi?) le nostre esistenze prenderanno altre forme esistenziali.
Gli studi di storia sociale si sono occupati di indagare le esperienze familiari nel passato, l’antropologia e l’etnografia ci descrive la varietà di forme nelle società umane . I repertori forniti sono molti: come si organizza materialmente la propria vita quotidiana e come si costruiscono legami e alleanze sono temi che non crollano nei secoli. Le ricerche ci illustrano nella società contemporanea europea famiglie nuove, che se non sono nuove nella struttura, lo sono le relazioni al loro interno: famiglie di fatto, sia eterosessuali che omosessuali, famiglie ricomposte, famiglie ricomposte, famiglie con un solo genitore e famiglie unipersonali .
Queste varie forme di famiglia (che possono essere momenti diversi della vita dello stesso individuo) non sono tutte fenomeni nuovi. Molte forme realizzate nel passato sono state spesso “oggetto socialmente invisibile e scarsamente considerato”. Probabilmente la maggior parte delle persone si sposa e ha figli, tuttavia la famiglia tradizionale oggi appare in difficoltà . Si può nascere in una famiglia tradizionale e poi dopo il divorzio dei genitori acquisire un nuovo padre o una nuova madre. Oppure continuare a vivere con un solo genitore. Una volta adulti si può sceglier di convivere con la persona del cuore o decidere di vivere da soli o con un amico\a. Esiste un modello “ normale” ? E che dire delle famiglia a ceppo? E di quelle congiunte? O dello zadruga (ex Yugoslavia) dove i figli maschi rimangono a vivere con i genitori in una grande casa o complesso di case comuni?
Gruppi di parentela, gruppi familiari, gruppi secondari, i peer-groups sono sempre esistiti ma più o meno valorizzati a seconda delle epoche storiche . Le scienze sociali ci suggeriscono che è sempre in rapporto al gruppo che si determina la vita sociale e la realizzazione personale. Ci piace immaginare che è nelle conoscenze dell’antropologico clan , della tribù e dei “creativi” sistemi di parentela che possiamo conoscere meglio l’uomo e le possibilità che ha di dare forma alla sua socialità.
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Newsletter edita dal Liceo delle Scienze sociali Sabin - 3 Bsc. Referente: Prof. Mirca Buttazzi.