Nella penisola italiana l’Emilia Romagna è la regione che ha presentato maggiori quantità di terreni bonificati. La bonifica agraria è quel complesso di opere e di lavori che si debbono eseguire per rendere produttive le terre infruttifere e insalubri. Fondamentalmente la bonificazione consta in una integrale e minuziosa “bonifica idraulica” da affiancare a una nuova organizzazione del territorio in base ai nuovi terreni a disposizione. Per bonifica idraulica si intende il complesso delle opere necessarie per recuperare e trasformare le condizioni di una vasta estensione di terreno coperto da acque stagnanti e malsane al fine di adibirla agli usi agricoli industriali ed urbani.
Principalmente la bonifica consiste nella realizzazione di una rete di canali che raccolgano e convogliano altrove le acque dell’area da bonificare, impedendo l’afflusso delle acque esterne. Nel corso del XX secolo, la necessità di reperire terreno agricolo e l’attività di contrasto delle malattie edematiche che flagellavano le popolazioni deltizie diedero grande impulso alla bonifica idraulica dei terreni, generando la costruzione di importanti opere pubbliche che consentirono il prosciugamento di vaste aree.
Esempi di aree di bonificazione sono gli estuari dei grandi fiumi. Diversi sono i metodi di bonifica utilizzati.
Ruota a schiaffo - Utilizzata nelle zone del Delta del Po tra il 1873 e il 1888, sfrutta la forza motrice fornita da una macchina a vapore a bassa pressione; la ruota è munita di cassetti ed ha un’ampiezza generalmente di una decina di metri. Ruotando, l’acqua ristagnante viene caricata sui cassetti della ruota e rilasciata, per gravità, in un altro punto. Questo sistema di sollevamento dell’acqua è stato abbandonato, dopo pochi anni, a causa della sua scarsa capacità di sollevamento (1 metro circa), del troppo dispendio energetico e del costo assai elevato.
Pompa centrifuga - Impiegata dal 1888 ai giorni nostri era inizialmente alimentata da una macchina a vapore, sostituita nel tempo dai motori diesel e dall’energia elettrica. L’acqua viene aspirata, da una ruota a pale, all’interno di una camera cilindrica e viene poi immessa, accelerata dalla ruota stessa, nel condotto d’uscita. Le pompe centrifughe possono essere ad asse verticale o ad asse orizzontale.
Pompa ad elica sommersa - È la più utilizzata al giorno d’oggi. Alimentata dall’energia elettrica e munita di poche pale, l’elica è immersa nell’acqua che deve essere sollevata e ruota all’interno di un tubo cilindrico. La rotazione dall’elica serve, non tanto a trasferire energia cinetica all’acqua, quanto a sollevarla generalmente fino a quattro metri.
Lo sviluppo economico della provincia di Ferrara, ha fortemente sottolineato la mancanza di una fase classica sia di "decollo" che di "sviluppo industriale". Fino agli anni Novanta il paesaggio si presentava ancora fortemente caratterizzato dalle attività legate all'agricoltura e Ferrara stessa non ha conosciuto le trasformazioni che hanno cambiato il volto di molti centri urbani italiani nella fase di prima industrializzazione: il polo industriale petrolchimico rimane ancora tutto sommato isolato rispetto a quello centrale, fortemente unitario, della città. Si parla di un paesaggio in cui l’industria pare non avere posto, oppure è un posto circoscritto. Questo quadro acquista invece un significato e una rilevanza completamente diversi quando si inseriscono gli impianti industriali realizzati nel periodo della prima industrializzazione nel complesso dei rapporti tra settori economici, modificazione del territorio e dell’ambiente che si sono realizzati.
Con la nascita del settore bieticolo-saccarifero sorgono per la prima volta importanti complessi industriali che utilizzano materia prima prodotta dall’agricoltura. L’agricoltura stessa inizia un rapidissimo processo di modernizzazione che comporta la rottura del tradizionale “ciclo chiuso” dell’azienda e, di conseguenza, il massiccio impiego di input industriali ed energetici che trascinano la produzione delle rispettive industrie. Va ricondotta in questo quadro la trasformazione territoriale. La bonifica meccanica e la bonifica agraria trasformano rapidamente e completamente vastissime aree sottoposte fino ad allora al “dominio delle acque” in “territori industrializzati”. Il segnale più evidente della “industrializzazione del territorio” sono le opere della bonificazione meccanica. A volte si incontrano vere e proprie sovrapposizioni: lo zuccherificio accanto al “cuore pulsante“ della bonifica come per esempio a Codigoro, dove troviamo il primo zuccherificio della provincia, sorto nel 1899 accanto agli imponenti impianti di sollevamento della grande bonificazione; oppure a Bondeno (sorto nel 1912, a cavallo geograficamente e cronologicamente con la Botte Napoleonica). A volte le localizzazioni avvengono a margine delle opere di bonifica come gli stabilimenti sorti lungo il Volano (lo Zuccherificio Agricolo Ferrarese del 1900 e lo zuccherificio di Migliarino del 1924). A volte infine pare non esserci alcun rapporto tra localizzazione industriale e le opere di bonifica, come per lo zuccherificio di Jolanda del 1924. Si può osservare quindi, che il processo di modernizzazione, ha dato vita ad un “sistema artificiale”. Siamo lontanissimi dalla visione di un intervento migliorativo in equilibrio con la natura, ma anche dalla sottostima effettuata da chi ha indicato in quegli interventi unicamente la realizzazione di interessi speculativi di breve respiro.
Il presente articolo è stato prodotto dagli studenti Zerbini Alberto e Strenghetto Diego della classe IV A dell’Istituto Tecnico Agrario Statale “F.lli Navarra” di Ostellato (Fe).
Newsletter redatta da: Zerbini Alberto e Strenghetto Diego della classe IV A dell’Istituto Tecnico Agrario Statale “F.lli Navarra” di Ostellato (Fe).
Implementazione a cura di Emanuele Bassetti (coordinamento) e Andrea Gualandi (editing) - Laurea Specialistica Com.pass - www.compass.unibo.it