Il quadro generale relativo allo stato delle riserve idriche del pianeta risulta scoraggiante; è facile prevedere ciò che accadrà in futuro se l’uomo non assumerà la responsabilità di gestire la risorsa acqua secondo princìpi dettati dalla ragione e non dalla comodità o dagli interessi economici.
Qualche forma di gestione delle risorse idriche è già stata tentata in diverse parti del mondo, ma i risultati, relativi soprattutto al controllo di qualità, si sono rilevati piuttosto deludenti. E’ positivo invece il fatto che si sia giunti alla conclusione che solo un modello di gestione integrata del problema possa essere realmente risolutivo. Consideriamo per esempio un fiume o un bacino lacustre: le esigenze ambientali e quelle socio-economiche legate agli insediamenti umani devono essere coordinate in modo da far coesistere l’industria, l’agricoltura, la produzione di energia, l’attività della pesca con le foreste, la fauna ittica e selvatica, la qualità dell’acqua.
Gli interventi possibili, per ciascuno dei fronti individuati, potrebbero essere i seguenti.
Controllo della distribuzione. Può essere realizzata in modi diversi intervenendo in vari settori:
- Sui bacini idrografici: una gestione sana dell’acqua parte dai terreni e dai bacini idrografici; è necessario raccogliere le acque di scorrimento, soprattutto quelle torrenziali, causa di erosioni e smottamenti, creando sistemi d’irrigazione e bacini collegati da utilizzare come riserva d’acqua per la stagione secca;
- Sul trasporto: gran parte della preziosa risorsa viene persa durante il suo trasporto a causa di condutture insufficienti;
- Sull’irrigazione: come viene praticata nella maggior parte dei paesi, risulta inefficiente; solo il 37% dell’acqua d’irrigazione viene realmente utilizzato dalle colture il resto va perso. Esistono nuove tecniche di microirrigazione che prevedono la distribuzione di acqua a ogni singola pianta grazie a una rete di tubicini che limitano così l’eccessiva dispersione;
- Sulle dighe: la costruzione di impianti di sbarramento lungo il corso dei fiumi potrebbe garantire una distribuzione d’acqua più regolare in zone tormentate dalla siccità. Piccole dighe la cui costruzione e il cui controllo risulterebbe senz’altro più semplici senza comportare rischi ambientali di grossa portata;
- Sull’acqua di mare: nel mondo ci sono circa 7500 impianti di dissalazione, attivi soprattutto nei paesi del Medio Oriente. Tali impianti utilizzano energia elettrica, o termica, ma si prospetta in futuro la possibilità di utilizzare energia solare, meno costosa e mano inquinante;
- Sull’acqua piovana: in Israele sono state sperimentate tecniche d’avanguardia per ottenere “pioggia artificiale”; la condizione necessaria è evidentemente la presenza di nuvole, in cu favorire la formazione delle piogge.
Risanamento delle acque inquinate. È attuabile nei confronti dei bacini lacustri e, in generale, delle acque luride inquinate da rifiuti organici:
- Varie esperienze sia europee (lago d’Orta) sia nordamericane dimostrano che la bonifica dei laghi è possibile, anche se costosa e richiede parecchi anni. Si è rivelata efficace per esempio, contro l’acidificazione delle acque lacustri.
- Le acque degli scarichi urbani, contaminate da rifiuti organici biodegradabili, vengono trattate in impianti di depurazione prima di essere nuovamente messe in circolo.
Prevenzione dell’inquinamento: è attuabile a tutti i livelli, ma risulta assolutamente indispensabile nei confronti di quei serbatoi, come falde e gli oceani, che non sono risanabili. E’ inoltre evidente che non è possibile attuare misure di prevenzione efficace senza la definizione di grandi progetti internazionali. In Europa le direttive UE in materia ambientale vengono attuate dai vari paesi membri dell’Unione Europea tramite l’emissione di atti giuridici a carattere nazionale o regionale.
Nel nostro paese, in riferimento alla tutela delle acque e alla prevenzione dell’inquinamento, sono state emanate nell’ultimo decennio diverse normative, tra le quali ricordiamo:
- La diffusione di un codice di buona pratica agricola tendente a limitare e a razionalizzare l’uso dei diserbanti e pesticidi;
- Il divieto di vendita e di impiego del diserbante atrazina;
- La protezione delle acque dolci idonee alla vita dei pesci;
- La realizzazione di programmi di analisi delle acque designate e classificate come potabili;
- Il divieto di scarico diretto e indiretto nelle falde di sostanze pericolose;
- La valutazione dell’impatto ambientale legato al carico, trasporto e scarico in mare d’idrocarburi e altre sostanze pericolose.
Il non rispetto delle norme previste dalla legislazione viene punito con sanzioni che vanno dalla reclusione per alcuni mesi o anni, al pagamento di forti multe a seconda della gravità della trasgressione.
Prevenzione individuale allo spreco: la quantità d’acqua necessaria per un essere umano per poter condurre una vita sana è di 20 l al giorno; nei paesi ricchi tale valore era già stato abbondantemente superato nel secolo scorso, in cui si consumavano 40 l al giorno per persona. Attualmente i consumi giornalieri procapite si aggirano sui 450 l nelle città medie e sugli 800 l nelle città grandi.
Circa il 68% dell’acqua erogata, dagli acquedotti è destinata agli usi domestici, ma spesso si verificano enormi sprechi dovuti alla superficialità e all’incuria dei cittadini. Un rubinetto che sgocciola consuma in una giornata circa 30 l d’acqua potabile e da una canna lasciata aperta in giardino se ne perdono alcuni metri cubi. È necessario dunque un impegno personale nella gestione della risorsa d’acqua che si può concretizzare quotidianamente evitando atteggiamenti che aumentano lo spreco e adottando soluzioni mirate invece al risparmio dell’acqua. In una famiglia di tre persone, per esempio, in un anno si potrebbe risparmiare circa 26000 l d’acqua utilizzando le vaschette a scarico fisso per la pulizia dei servizi igienici; 8000-11000 l non andrebbero sprecati facendo funzionare lavastoviglie o lavatrici solo a pieno carico; altri 500 l potrebbero essere risparmiati chiudendo il rubinetto durante il lavaggio dei denti o il taglio della barba, altri 4500 l ancora lavando le verdure in un contenitore anziché sotto l’acqua corrente.
Questi pochi dati, già molto significativi a livello familiare, assumerebbero una rilevanza imponente su scala nazionale o addirittura mondiale, se tutti considerassero l’acqua un valore primario dal punto di vista biologico, ma anche da quello sociale ed economico.
Documentazione
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