Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

Esperienza M.E.P. - Numero 1 - Maggio 2007

“50 anni d'Europa. Più opportunità, meno frontiere.”

Presentazione della newsletter

Trascrizione dell’intervento di Tommaso Pincelli, classe 2° C del Liceo Muratori, Sabato 12 maggio 2007, ore 10, Chiesa di San Vincenzo, in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dei Trattati di Roma e dei festeggiamenti del 9 maggio, Giornata dell’Europa.

Il mito

Visione dell'Europa dall'alto di colore blu, con raggi di luce che partono dall'Italia e si dirigono in vari PaesiTutta la storia di Europa, e dell’Europa, comincia da un mito.

Europa era una giovane principessa, figlia di Agenore e Telefassa, amata da Zeus. Agenore era un grande e potente re che governava la città di Sidone, o Tiro, ed era fratello di Belo, re di Egitto. Agenore, inoltre, era figlio di Libia (che quindi sarebbe la nonna di Europa) e discendeva per via diretta da Poseidone, per via indiretta da Zeus. Il fatto di dare il proprio nome a territori geografici doveva essere un vizio di famiglia, perché il cugino di Europa si chiamava Egitto, il trisnonno e la trisnonna Nilo e Menfi.

“Ma come era cominciato tutto?"

Europa, verso l’alba, dormendo nella sua stanza, al primo piano del palazzo reale, aveva avuto un sogno strano: si trovava fra due donne, una era l’Asia, l’altra era la terra che le sta di fronte e non ha un nome. Le due donne si battevano, con violenza, per lei. Ciascuna la voleva per sé. L’Asia sembrava ad  Europa una donna del suo paese; l’altra era per lei una totale straniera. E la straniera, alla fine, con mani possenti la trascinava via. Per volere di Zeus, diceva: Europa sarebbe stata una fanciulla asiatica rapita da una straniera.

Il sogno era nettissimo, come una scena del giorno. Europa si svegliò spaventata e rimase a lungo seduta sul letto, in silenzio. Poi era uscita, come sempre, con le sue compagne.” (R.Calasso, Le nozze di Cadmo  e Armonia, Adelphi)

Mentre Europa gioca in un prato vicino al mare, dunque, Zeus la vede e se ne innamora. Allora il dio fa radunare una mandria di giovenche ad Ermes, suo figlio e furtivo aiutante, e ad essa   si aggrega in forma di bellissimo toro bianco.

“Ad un tratto si videro accerchiate da un branco di tori. Fra questi uno di un bianco abbagliante, dalle piccole corna, che sembravano gemme lucenti. La sua espressione ignora la minaccia. Tanto che Europa, timida all’inizio, avvicina i suoi fiori a quel muso candido. Come un cagnolino, il toro geme di piacere, si rovescia sull’erba, offre le sue piccole corna alle ghirlande. La principessa si azzarda a montargli sulla groppa, all’amazzone. Allora, senza parere, il branco si sposta dal letto asciutto del fiume verso la spiaggia. Con falsa incertezza, il toro si avvicina all’acqua. Poi è troppo tardi: già la bestia bianca investe le onde con Europa in groppa. Lei si volta indietro: con la destra si tiene a un corno, con l’altra si appoggia alla bestia. L’aria mossa le fa tremare le vesti. “(Calasso, cit.)

Senza addentrarsi troppo nella complessa simbologia del mito, è  piuttosto evidente che colei che dà il nome al nostro continente ha radici profondamente variegate; dall’Egitto, alla Libia, alla Fenicia, al viaggio a Creta.

La stessa etimologia del nome Europa è ammantata di un alone di mistero e non manca di oscillare tra diversi continenti: alcuni ipotizzano infatti che derivi dalla voce sumero-accadica, “ Erebu”, terra del tramonto, quindi un’origine medio-orientale, mentre l’etimologia più tradizionale la  considera una parola greca, da “Euros”, “largo”, più la radice “op-”, “vista, volto”, che dà luogo ai possibili: “dal largo viso” o “dallo sguardo lungimirante”.

Oggi, quella che era nata come un’istituzione politica ed economica, con il fine di risollevare le sorti di un paese devastato dalla guerra mondiale, non è più CEE, non è più CECA: è Europa.

Si va calando nella coscienza di ognuno, nel  modo di vedere e di pensare la propria identità e quella altrui, nel difficile compito di unire le diversità, salvaguardando al tempo stesso ogni singola cultura locale. Per questo fenomeno, dunque, si parla di cittadinanza europea, e si cerca un paradigma culturale condiviso, una struttura di pensiero che avvicini tutti noi europei. Ora questo sfondo comune è individuabile proprio nella multiculturalità, nell’intreccio e nella contaminazione, nella pluralità e nel confronto tra tantissime culture.

Per questo vi ho raccontato il mito di Europa: perché possiate vedere che la varietà delle radici è caratteristica europea fin dalle origini.

 

Quale sarà il futuro?

Quello raccontato da Calasso è il mitico passato remoto, questo sviluppo prima accennato il presente ma il futuro quale sarà ?

Se si vuole rendere evidente, più forte e attivamente vissuta questa radice fondamentale, bisogna guardare ai giovani. Sarebbe bello studiare una storia che valorizzi maggiormente e metta in evidenza tutte le culture che confluiscono nel nostro continente.

Per fare un esempio solo apparentemente banale basti una semplice considerazione: Se leggiamo una carta storica in un qualsiasi manuale di storia relativa alla divisione dei territori coloniali tra Francia ed Inghilterra dopo la prima guerra mondiale, la si scopre tagliata all’altezza del Marocco. E sì che c’erano altri territori interessati dalla politica dei mandati, al di sotto di questo! La storia che vogliamo non può più concentrarsi  solo sul “binario” europeo, ma, proprio per trattarlo meglio, dovrebbe evidenziare i contatti con le altre culture.

L’esperienza MEP, è particolarmente importante in un rinnovato progetto di formazione e di educazione alla cittadinanza attiva. La nostra classe, infatti, ha potuto partecipare, grazie ad Europe Direct Modena,  ad Infopoint Europa ed alla professoressa Elisabetta Imperato, ad una simulazione di attività Parlamento europeo: abbiamo scelto tre argomenti centrali (ambiente, immigrazione ed educazione) in base ai quali ci siamo divisi in commissioni, che si sono fatte carico di una documentazione ad ampio raggio, entrando nel merito della letteratura attuale e della legislazione , per produrre poi una risoluzione.

Il compito della commissione è stato dunque quello di fare ricerca su quanto era già stato scritto ed approvato in tali ambiti , rilevare i problemi emergenti, raggiungere un’approfondita conoscenza teorica e tecnica del problema, in modo da poter formulare suggerimenti fondati che potessero, almeno tendenzialmente,  essere proposti   al Parlamento europeo vero e proprio. Ci siamo riuniti in assemblea plenaria, abbiamo esposto, argomentato e votato ogni risoluzione.

Tale esperienza, almeno personalmente, è però   molto importante, non solo perché permette a noi giovani di affrontare responsabilmente temi problematici in un orizzonte europeo, ma anche perché concorre allo sviluppo di un onesto e corretto dialogo politico, rilanciando il confronto dialettico delle posizioni.

Io non credo, in tutta onestà, che il dialogo politico fra i giovani non esista. Per quanto mi riguarda, il dibattito politico, il confronto delle posizioni, la discussione, sono esperienze frequenti, anche a scuola. Le persone con cui mi trovo in accordo d’opinione ad esempio, sono in grado di sviluppare con me un confronto costruttivo ed utile, anche piacevole, spesso. Il problema nasce quando c’è contrasto di posizioni: credo che proprio in quanto giovani, e dunque non usi ad una attenta “gestione” del dialogo, sia frequente  scadere nell’inconcludenza.

Col termine” inconcludenza” intendo quella sensazione di aver avuto la possibilità di creare qualcosa di utile e di migliorare se stessi e gli altri, ma di non esservi riusciti. L’esperienza svolta con il MEP, invece, con le sue regole e procedure formali, con il dovere  di ascoltare l’altro e di  attendere prima di prendere la parola e con l’indicazione di argomentare con stringente rigore logico le proprie tesi, mi ha dato l’idea di aver veramente realizzato uno scambio.

E posso dire che nell’avvalorare questa capacità di scambio, di discorso, il progetto MEP e tutte le altre iniziative volte a promuovere una cittadinanza attiva e partecipata all’interno delle scuole, toccano molto da vicino quello che prima abbiamo individuato come “essere europei”.

Questa esperienza, a mio avviso, assume dunque due importantissimi valori: insegna come rendere effettivamente utile e produttivo il dialogo politico da un lato, mentre dall’altro apre i nostri orizzonti ad uno sguardo europeo: non solo nell’etimo, uno sguardo lungimirante.

Newsletter redatta da: Intervento di Tommaso Pincelli, classe 2° C del Liceo Muratori. Referente: prof.ssa Elisabetta Imperato
Implementazione a cura di Emanuele Bassetti (coordinamento) e Ilaria Perrone (editing) - Laurea Specialistica Com.pass - www.compass.unibo.it.

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