Regione Emilia-Romagna: Assemblea legislativa

Donne soggetto/oggetto della ricerca nei secoli

C’era un tempo nel quale tutti gli esseri animati erano di forma rotonda, soddisfatti e privi di passioni. Come Platone racconta nel Simposio, essi si dividevano in tre generi: il maschile, il femminile e l’androgino. Trascorrevano in completa serenità la loro vita, muniti di due facce con quattro orecchie, quattro braccia e gambe, una forza sovrannaturale superbia, passando il loro tempo a fare capitomboli, come saltimbanchi. Ma la crisi sopravvenne quando questi esseri pensarono bene, stanchi della terra, di mirare al cielo, addirittura alle stesse sedi degli dèi. Questo era davvero troppo e dovette intervenire Zeus in persona a riportare le cose a posto, dividendo i superbi esseri in due metà. Da quel momento ogni metà anelò a ricongiungersi alla metà mancante: e fu così che entrò in gioco Eros.

Al di là del racconto platonico, molto precoci e vari furono studi e disquisizioni su sessualità e riproduzione: si pensava ad esempio che i conigli cambiassero regolarmente di sesso o che alcuni uomini fossero in grado di allattare. Il confine tra morfologia maschile e femminile  è molto fluido e ciò che venne dunque in principio sottolineato non furono tanto le differenze quanto le somiglianze tra uomini e donne.

Quale tra i sessi fosse poi il più completo lo aveva stabilito già Aristotele, definendo tale per l’esattezza quello cui lui stesso apparteneva. Secondo il grande filosofo la donna sarebbe sostanzialmente un “uomo mancato”ed il flusso mestruale seme maschile impuro. Soprattutto, alla donna mancherebbe il principio dell’anima. Alla base di questi pensieri stava la famosa teoria umorale, secondo cui un eccesso di calore produrrebbe uomini, mentre le donne sarebbero legate ad un difetto di calore e dunque sarebbero di tipo freddo ed umido. Il caldo sangue maschile diverrebbe poi, sempre secondo Aristotele, seme, garante della qualità spirituale della progenie. Il motivo di ciò starebbe nel calore speciale dello sperma maschile, “analogo agli elementi di cui sono fatte le stelle”.

Nel secondo secolo della nostra era, il medico greco-romano Claudio Galeno di Pergamo elaborò, sulla base della filosofia aristotelica e di proprie ricerche anatomiche, una teoria medico-biologica che sarebbe stata punto di riferimento per molti secoli successivi. Gli organi femminili sarebbero in realtà organi maschili ripiegati all’interno e causa di ciò sarebbe ancora una volta un difetto di calore che impedirebbe a tali organi di svilupparsi liberamente all’esterno dell’organismo. Nonostante l’apparente curiosità, questo modello “unisessuale” di Galeno si sarebbe mantenuto valido per ben 15 secoli: è solo intorno al 1700 che si definirono con termini propri gli organi femminili, sino a quel momento considerati appunto come dei maschili “mancati”!

Che poi la teoria umorale molto ben si prestasse a spiegare la superiorità maschile ed a determinare un ruolo secondario della donna per secoli è inutile ricordarlo. Tommaso d’Aquino tratta della donna come di qualcosa di incompleto e necessariamente subordinata all’uomo, il tutto con l’argomentazione biologica che il seme maschile produrrebbe solo maschi, mentre le femmine nascerebbero per “accidenti sfavorevoli”, come ad esempio i venti umidi spiranti dal Sud!

Esisteva comunque qualche incongruenza di troppo alla quale si cercò in vario modo di porre rimedio: ad esempio mal si conciliava con la credenza che la natura abbia come scopo principale la nascita di maschi l’indubbia e numerosa progenie femminile o ancora la nascita di figli illegittimi, “problema” del quale si interessò addirittura Isidoro di Siviglia.

Sino a questo momento le donne erano dunque state sostanzialmente oggetto di ricerca e discussione, mentre come soggetto rimanevano ancora completamente escluse ed ai margini della scienza, per fortuna con le dovute eccezioni: nella Salerno dalle influenze arabe, nella più antica scuola medica del Medioevo, le donne erano ad esempio ammesse agli studi. E poi pensiamo a Trotula, che alla metà dell’ XI secolo scrive un’ opera intitolata “De passionibus mulierum curandorum”,in cui l’attrice espone idee modernissime circa la prevenzione delle malattie, quali un’alimentazione varia e bilanciata, movimenti ,igiene,bagni e massaggi, ed un altrettanto moderna teoria sessuale, facendo ricerca nel campo dell’infertilità e  proponendo per prima l’ipotesi,sino a quel momento inconcepibile, dell’infertilità maschile.

La scuola di Salerno è certamente un ‘eccezione ma anche i conventi erano luoghi in cui era concesso un certo spazio alla cultura.

Ildegarda di Bingen (1098-1179) è sicuramente una delle figure più rilevanti, in questo senso, del suo tempo.

Ildegarda si dichiara ‘ indocta’ e ‘paupercula forma’ e del resto non mette in discussione la subordinazione femminile all’uomo, almeno non esplicitamente. In più di un passo tuttavia mette in rilievo i rapporti prevalentemente simmetrici e non gerarchici esistenti in natura. La posizione di San Paolo, per cui la donna sarebbe solo una brutta copia dell’uomo, viene completata e corretta da Ildegarda, che sostiene  come l’ uomo senza la donna  non sarebbe uomo e come del resto lo stesso varrebbe per la donna: dunque nessuno dei due vorrebbe e potrebbe vivere senza l’altro.

Trotula e Ildegarda aprono la strada a molti altri concetti ricchi di evoluzione nel futuro: la prima sviluppa  metodi dolci per il parto, la seconda approfondisce lo studio delle erbe medicinali.

Ma era lunga la strada da percorrere  prima che la maggioranza delle donne potesse seguire l’esempio delle due citate antesignane: nel 1487 il Malleus Maleficarum sentenzia che la donna è malvagia di natura e in varie altre opere contro le streghe si descrive  come queste siano amiche dei demoni e cerchino di privare gli uomini della loro virilità. Frà XV e XVIII secolo vengono condannate , torturate , bruciate vive più di 100.000 donne per stregoneria.L’ultima strega viene bruciata in Polonia non prima del 1792: ma a questo punto le teorie di Galeno erano state sostituite da altre pù moderne.

È del 1618 la scoperta , ad opera di William Harvey , della circolazione sanguigna  e enel 1651 egli giunge ad affermare che la vita derivi interamente da un uovo.Possibile che sia solo la donna unica dispensatrice di vita?A questo punto intervenne Antoine van Leeuwenhoek  a salvare l’orgoglio del seso maschile,scoprendo nel liquido seminale delle minuscole creature. Si arrivò a dunque ad interpretare lo sperma come una ‘ creatura in miniatura’, in cui sono imprigionati il maschio o la femmina e l’ovulo femminile come il nido in cui la progenie umana cresce sino alla nascita.

Nel frattempo la Rivoluzione Francese  scatenò una nuova temperie culturale,ma, accanto a liberté ed égalité , quello di fraternità era un concetto inteso ancora piuttosto letteralmente, anche se già nel 1673 Francois Poullain de la Barre scriveva:”  Lo spirito non ha sesso” .

In seguito la nascente scienza dell’antropologia si dedicò ma sua volta a sottolineare  le differenze tra i sessi ed ancora a metà del XIX secolo un neuro scienziato sottolineerà che la donna è rimasta a livello intellettuale , allo stadio fanciullesco. Rousseau definisce le donne come per natura destinate all’ obbedienza , dato che senza regole e restrizioni non sarebbero in grado di controllarsi: il destino del pianeta Venere è quello appunto di ruotare intorno al maschio Sole.

La medicina fa passi avanti ma riguardo la donna continua la confusione:nuove terapie arrivano a suggerire addirittura l’asportazione di ovaie sane per prevenire patologie femminili, quali l’isteria.

La scoperta della maturazione ovarica portò il celebre medico Rudolf Virchow,  a vedere in questo fenomeno la spiegazione di alcuni disturbi , quali quelli dell’alimentazione o di tipo nervoso. E fu ancora Virchow , nel 1897, a sconsigliare caldamente l’ accesso delle donne all’ università. L’argomentazione suonava cosi:l’energia , sia mentale che fisica, delle donne sarebbe completamente assorbita dall’attività ovarica e dunque non ne rimarrebbe alcuna da dedicare agli studi superiori!

Ma nel XX secolo le donne riescono costantemente a  conquistare nuovi spazi in ogni settore.

Si diffonde il concetto di ‘ logica femminile’, già utilizzato nel lontano 1405 da Christine de Pizan nella sua ‘ città delle donne’ e cosi sintetizzato:” la forza morale è insita nell’intelligenza e nel coraggio e non nella forza del corpo o delle membra” .

Sempre più numerosa diviene la schiera delle donne non solo oggetto ma ormai a pieno titolo soggetto della ricerca,che si rifanno a celebri modelli: le già citate Trotula e Ildegarda per la medicina; Lise Meitner nella fisica atomica; Rosalind Franklin nella scoperta della struttura del DNA, solo  per citarne alcune. Le ricercatrici  uniscono al rigore scientifico quell’intuito tipico del sesso femminile, spesso ridicolizzato dai colleghi maschi: un esempio per tutti è quello della genetista Barbara McClintock che nel 1947 , studiando il mais modificato, porta un notevole contributo di ‘ mutazione genetica’ . L’idea viene rigettata fino agli anni sessanta; nel 1983 riceverà per i suoi studi il Premio Nobel.

Da questa rapidissima panoramica sull’evoluzione degli studi relativi al genere , possiamo osservare il lunghissimo percorso fatto dagli esseri saltellanti di cui parla Platone alle più recenti scoperte  genetiche , percorso fatto sconfiggendo ignoranza , pregiudizio   ed atavici errori ; un percorso che ancora altri seguiranno , avendo dalla loro parte non solo e non  tanto coppie di cromosomi , ma soprattutto caratteristiche , sensibilità e talenti, alcuni più prettamente maschili altri tipicamente femminili  ma tutti , in un’ unica parola, umani, grazie ai quali questa avventura di comprensione e ricerca continuerà per il bene ed a vantaggio di tutti gli esseri viventi, uomini o donne che siano.