La nascita del femminismo, all’inizio degli anni Settanta, è stata inserita nel contesto dei mutamenti di lungo periodo della società italiana, che hanno interessato il mondo del lavoro, la scuola, la famiglia. Sono stati richiamati i caratteri nuovi del femminismo rispetto al movimento di emancipazione di fine Ottocento-inizi Novecento, sintetizzabili nei concetti di “differenza” e “liberazione”, al di là, dunque, di quello di “uguaglianza”.
Per il nuovo movimento non era sufficiente rivendicare pari diritti con l’uomo; occorreva porre al centro della riflessione la specificità e il valore dell’essere donna. È possibile riconoscere tre fasi che hanno caratterizzato il movimento tra il 1970 e i primi anni Ottanta: formazione di gruppi e collettivi; movimento di massa; produzione filosofica e politica. Interessanti sono le pratiche politiche del femminismo, principalmente quella dell’autocoscienza. Accanto a queste nuove forme di agire politico, si devono considerare le tappe che hanno portato ad una legislazione riformista concentrata nell’arco di pochi anni: legge sul divorzio, riforma del diritto di famiglia, legalizzazione dell’aborto, legge sulla violenza sessuale. Con queste leggi sono state poste le basi per una piena cittadinanza delle donne, per l’attuazione di alcuni principi costituzionali rimasti lettera morta per due decenni, per il riconoscimento del valore sociale della maternità.