Il nostro percorso parte dall’analisi delle voci uomo e donna in due vocabolari della lingua italiana e in un dizionario fraseologico: ci si rende conto del fatto che questi strumenti talvolta contribuiscono a perpetuare una visione antiquata, mantenendo in circolo espressioni e modi di dire che non rispecchiano più la realtà sociale nella quale ci muoviamo. Il dizionario fraseologico di Pittano ad esempio propone senza dubbio due figure socialmente diverse: l’uomo è di legge, di spada, d’affari, di lettere, d’arma, di scienza, la donna invece è solo casalinga o di strada.
Anche lo Zingarelli mostra come alcuni luoghi comuni mantengano ancora la loro vitalità: l’uomo è brutale, e la donna è linguacciuta, solo l’uomo è d’onore e solo la donna è di facili costumi.
Le locuzioni particolari del DE Felice-Duro mostrano varietà di sfumature anche per la sezione donna che vanno da donna di famiglia, a donna di strada. Già dalle definizioni dei dizionari veniamo a contatto dunque con una diversità, uomo/donna, che dovrebbe essere catalogata come solo biologica e che invece si è strutturata fin dai primordi dell’umanità come una differenza “ culturale.
La donna nel mondo antico è subordinata all’uomo, oggetto di misoginia ( emblematica è la definizione di Tacito: sexus natura invalidus e di altri artisti), non gode di diritti civili al pari di schiavi e stranieri, ma viene rivalutata da alcuni scrittori che la vedono come depositaria dei sentimenti più profondi e capace di gesti eroici, così come di gesti tragici.
Donne contro quindi sono state, nell’ immaginario poetico, la tebana Antigone e la norvegese Nora che si ribellano alla società in cui sono costrette a vivere, opponendosi all’ordine di moralità allora accettato; il possibile confronto tra una donna del V secolo a.C. ed una del 1800 testimonia l’immobilità di pregiudizi e di atteggiamenti tenuti nel corso di secoli. Le due eroine di Sofocle e di Ibsen non vogliono opporsi alla società per puro spirito rivoluzionario, ma perché mosse da una ideale superiore e razionale che le rende diverse dalle altre contemporanee. Ed è proprio l’essere diverse che le condanna: nessuno si sarebbe mai opposto al tirannico Creonte, nessuna moglie rispettabile si sarebbe interessata di affari diversi dalla famiglia o dalla casa: chi così si comporta, perché supera le convenzioni, diventa paria della società.
E chi meglio delle donne può dunque essere stato voce delle vittime? La sensibilità di Euripide tocca nell’opera teatrale Le troiane punte di vera poesia sublime: e se il sublime è la risonanza con una grande anima, grande è la capacità del terzo tragico greco nel rendere il dolore di Ecuba, di Andromaca, di Cassandra destinate, da ruoli regali , a ruoli di schiave private di tutto, dignità, onore, rispetto. Sono donne testimoni in prima persona, già ieri, come oggi, degli orrori della storia ed accomunate dal sentimento tragico del crollo dei valori che le guerre portano sempre con sé ai nostri tempi così come nella remota età delle vicende mitologiche.
Ma anche nell’immobile ed ingessato passato maschilista le donne possono essersi trasformate in vere figure dominanti: Medea e Lady Macbeth, nate dalle penne di Euripide e di un altro grande conoscitore dell’animo umano (maschile o femminile poco importa)Shakespeare, sconvolgono i destini degli uomini con una forza ed una inesorabilità tali da evocare quelle potenze infernali che gli antichi chiamavano furie: le protagoniste sono certamente preda della più cupa follia, ma appunto per ciò, prigioniere al contempo della loro intrinseca imperfezione di esseri umani, per natura incapaci di combattere contro se stessi e di prevalere sulla furente passione che li ha resi - o conservati - inumani.
Donne al microscopio, oggetto e soggetto di ricerca è la frase stimolo di questa sezione che ha fatto visionare documenti passati e recenti per cogliere differenze di genere anche nel modo di fare ricerca scientifica sulla donna o da parte della donna: per Aristotele la donna è un uomo mancato, senza anima.
Per Galeno gli organi femminili sono organi maschili ripiegati all'interno (non esistendo niente di femminile, tutto è uomo) Per Tommaso D’Aquino la nascita della donna è un accidente sfavorevole (tutto è uomo, come per Galeno).
Per Harvey la vita deriva dall'uovo (riconosce un'importanza della donna nella riproduzione); ma per Leeuwenhoek l'ovulo è il nido in cui si sviluppano le creature derivate dal seme maschile (contraddice Harvey).
Le Donne sono dipendenti per natura dall'uomo sentenzia Rousseau.
La donna non può studiare poiché l'attività ovarica le ruba troppa energia, dichiara Virchow Fin dal medioevo donne scienziate in erba molto sensatamente controbattono: non solo le donne possono essere sterili ma esiste anche l'infertilità maschile, sostiene Trotula Ildegarda dichiara che l'uomo ha bisogno della donna per essere tale e viceversa.
Christine de Pizan pensa che la forza morale sia insita nell’intelligenza e nel coraggio e non nella forza del corpo o delle membra (appartiene anche alla donna).
Qualcosa è cambiato? La Risoluzione del Parlamento Europeo del 21 maggio 2008 su donne e scienza rileva che
- una percentuale eccessivamente elevata di donne abbandona la carriera scientifica nel corso degli anni; si ritiene che tale fenomeno, che è spesso stato descritto con il modello del "tubo che perde" (leaking pipeline), debba essere analizzato in base a differenti modelli, tra cui quello "dei fattori di attrazione e di espulsione"; Il Consiglio invita le autorità competenti a tener conto, nel proporre soluzioni, di differenti fattori, come l'ambiente di lavoro, gli stereotipi professionali, la concorrenza, i requisiti di mobilità e le responsabilità familiari;”
- lamenta il fatto che le interruzioni dell'attività scientifica femminile legate a motivi familiari abbiano ricadute negative sulle opportunità di carriera delle donne, dal momento che la maggior parte dei loro colleghi maschi non sono costretti a sospendere la loro attività e quindi raggiungono posizioni di livello simile in più giovane età, trovandosi avvantaggiati nelle future prospettive di carriera; invita pertanto a considerare l'età come un criterio di eccellenza insieme alla situazione familiare, compreso il numero di persone a carico del ricercatore; invita, inoltre, tutti gli enti di ricerca e le università dell'UE a istituire borse per studi di dottorato in conformità delle disposizioni nazionali per il congedo per maternità”.
La parità del morire è la sezione che preannuncia ed anticipa quella successiva sulla tratta delle donne in Europa: Calvino coglie aspetti crudi della realtà femminile, di donne oggetto di desiderio e quindi usate, sfruttate, incapaci, per paura o per ignoranza, di scegliere se non la via apparentemente più comoda ( vendersi ai fascisti) o di donne che, come Giglia, provano gusto ad avere ruoli dominanti anche se distruttivi. Questo, anche se la lotta partigiana ha visto donne rischiare in prima linea come staffette dei partigiani o come compagne di vita che, nella condivisione di un ideale politico, incominciavano a fare intravedere un rapporto nuovo per entrambi i sessi.
Morte reale o morte dell’anima causa ancora oggi nella civilissima Europa, la tratta di donne e di bambini. Da qui l’attenzione per il problema, approfittando dal pacchetto formativo fornito dall’Università di Padova sul tema Diritti Umani e Tratta di donne e giovani in Europa. La mappa proposta evidenzia già il complesso percorso seguito dagli studenti che si sono interrogati su tratta, trafficking, prostituzione, sfruttamento e diritti lesi, anche consultando articoli di Diritto Internazionale. La donna viene sfruttata per la sua indole più docile, per la difficoltà di riuscire ad essere indipendente economicamente, per l’impossibilità di muoversi senza il sostegno di un uomo o della famiglia o per l’assenza di un ambiente sociale pronto ad accoglierla senza pregiudizi. Si può quindi comprendere come si verifichino discriminazioni di carattere sessuale anche in materia di immigrazione o più semplicemente in ambito famigliare-matrimoniale dove le vittime sono principalmente donne.
Paradossalmente anche nella mafia la donna viene subordinata alla figura maschile, fungendo spesso da strumento d’azione, se non peggio, da esca. Si deve obbedire agli ordini ed essere disponibili ed affidabili, bisogna chiedere e parlare poco, le spiegazioni e le giustificazioni in campi quali la tratta e lo sfruttamento sono un optional.
Dall’ Europa all’oriente: uno sguardo alla donna islamica attraverso la lettura dell’Attentatrice di Khadra Yasmina e la visione di film quali Viaggio a Kandahar e Rachida permettono di cogliere ancora altri modi di essere donna oggi.
Per finire si sono esaminate alcune tappe del cammino verso la conquista della parità legale e di quella effettiva tra i due sessi. Questa trattazione risulta svolta soprattutto “ dalla parte delle donne”, poiché sono loro i soggetti della battaglia condotta per ottenere con l’uomo una parità reale di diritti e di trattamento. Per capire quanto grande sia stato il passo fatto rispetto al secolo scorso, basta ricordare che la donna in paesi come l’India, la Cina, L’Islam ha conquistato da poco dei diritti come persona, che in alcuni paesi africani è ancora sottoposta a torture come l’infibulazione o che in un paese civile come l’Italia lo stupro viene giudicato un reato contro la persona solo da pochi anni, mentre in precedenza era considerato un’offesa alla morale della comunità.
Nel secolo appena trascorso, uscendo dalla dialettica sposa/prostituta ¿ per lungo tempo gli unici due ruoli possibili per una donna nel rapporto con gli uomini- le donne si sono arricchite e rafforzate, hanno smesso di appoggiarsi economicamente e socialmente agli uomini, spezzando la dinamica di sottomissione e di rancore e rendendo entrambe le parti maggiormente autonome e libere di costruire un rapporto più maturo. Ovviamente il crollo di ruoli e di privilegi stabiliti ed istituzionalizzati ha portato ad un momento di crisi nel rapporto tra i sessi. Questa crisi, e la riflessione che ne è conseguita da parte di uomini e donne, ha portato ad una maggiore consapevolezza per quanto riguarda gli squilibri passati e, soprattutto, al sincero tentativo di educare diversamente le giovani generazioni, anche se il rischio di cadere nei vecchi clichés sessisti è sempre dietro l’angolo.