Riproponiamo un approfondimento sulla questione dei cambiamenti climatici, a chiusura del vertice mondiale di Copenhagen dello scorso dicembre e a due anni di distanza dal nostro precedente dossier “Cambiamenti climatici : da Kyoto a Bali”.
Per questa nuova pubblicazione, tra le molteplici problematiche che caratterizzano l’argomento cambiamenti climatici, abbiamo scelto alcuni temi significativi attorno ai quali costruire i nostri percorsi di lettura; data la vastità della documentazione disponibile i materiali che mettiamo a disposizione rappresentano solo una selezione assai parziale delle opportunità presenti in rete.
Oltre a un quadro generale degli argomenti dibattuti al vertice di Copenhagen, abbiamo focalizzato l’attenzione sulle fonti energetiche rinnovabili, l’efficienza energetica, la riduzione delle emissioni, tutti temi individuati dalla Unione europea come leve di azione indispensabili per governare gli impatti dei cambiamenti climatici e contemporaneamente porre le basi per modelli di sviluppo più sostenibili.
Per ognuno di questi filoni proponiamo un breve inquadramento, una raccolta di link ragionati a documenti italiani e stranieri ordinati in base al più recente, una sitografia ordinata alfabeticamente che presenta link ragionati a siti di riferimento italiani e stranieri, e una selezione bibliografica basata sugli ultimi due anni di monografie e articoli di periodici acquisiti dalla Biblioteca dell’Assemblea Legislativa.
A chiusura, alcune buone prassi realizzate o in corso in Italia e in Europa e un approfondimento sulle politiche della Regione Emilia-Romagna nel settore energetico.
Questo dossier non prevede versioni cartacee, sia per non penalizzare con ulteriori selezioni basate sulla dimensione dei documenti la ricchezza di informazioni possibile, sia come scelta editoriale che tendenzialmente
E’ rinnovabile una fonte energetica che non può essere dissipata: sole, vento, biomassa, acqua. Su queste, e su altre fonti rinnovabili, in molti fanno affidamento per ridurre l’impatto delle nostre attività sul pianeta e scongiurare così conseguenze pericolose che potrebbero portare a cambiamenti del clima dannosi per l’uomo e per la vita in generale sul nostro pianeta. Nel secolo appena terminato e anche in questo primo decennio degli anni 2000, la maggior parte delle attività umane si basano sull’uso di fonti energetiche non rinnovabili quali petrolio, gas, carbone, solo per citare le più conosciute. Il problema di queste fonti energetiche è che oltre ad essere limitate quantitativamente, sono anche fortemente inquinanti, ovvero rilasciano nell’atmosfera sostanze pericolose. Già da tempo si parla di ridurre la dipendenza da queste fonti energetiche e di sostituirle con energie pulite, ma non sempre e non dappertutto si è voluto intraprendere questo percorso energetico. La realtà ci dice però che alcuni passi son stati fatti, ed esistono ormai realtà dove il ricorso a fonti energetiche rinnovabili è ormai molto diffuso, soprattutto nei Paesi del Nord Europa, come in Austria con oltre il 60% di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, o la Svezia al 52%.
Puntare sulle fonti energetiche rinnovabili significa anche ridurre la propria dipendenza dall’esterno. Molti Stati europei infatti importano grandi quantitativi di energia da altri paesi, spesso extraeuropei, con tutti i rischi che ciò comporta sia economicamente che politicamente. L’Italia dipende dalle importazioni per oltre l’80% dei propri consumi energetici, mentre la Danimarca riesce a vendere il 50% dell’energia che produce.
Sempre a livello europeo, l’Unione europea si è impegnata ad aumentare l’uso di energia rinnovabile fino al 20% del totale dei propri consumi entro il 2020, target ribadito anche nel corso del Summit sul clima di Copenhagen.
Se volessimo spiegare con un esempio semplice cosa si intende per efficienza energetica potremmo dire che la nostra auto fa
Anche per l’efficienza energetica l’obiettivo dell’UE per il 2020 è di aumentare l’efficienza energetica del 20% rispetto al livello attuale. E le altre grandi economie del pianeta per fortuna non stanno rimanendo a guardare, con gli Stati Uniti che si sono impegnati ad aumentare del 50% la propria efficienza energetica entro il 2025.
Il problema delle riduzioni delle emissioni di gas nocivi nell’atmosfera è forse stato il primo tentativo per arginare il c.d. buco nell’ozono scoperto agli inizi degli anni ’80. Da allora son stati fatti molti passi avanti, passando dal bando dei clorofluorocarburi fino al Protocollo di Kyoto. Ma non basta, perché le emissioni di gas nella nostra atmosfera sono aumentate notevolmente negli ultimi 10 anni, soprattutto in corrispondenza dei boom economici di paesi quali India, Cina, Brasile, solo per citare i meno virtuosi.
Ma cosa è stato fatto in questi anni? Rispetto al protocollo di Kyoto i 15 Stati dell’UE che nel 1997 lo hanno sottoscritto, hanno ridotto le proprie emissioni di circa il 5% dal 1990 al 2007, non molto lontano dall’obiettivo dell’8% per il 2012. Ma non tutti i paesi si sono comportati allo stesso modo, visto che la Germania è riuscita a ridurre le emissioni del 21,3% mentre l’Italia le ha aumentate del 7,1% a fronte di un impegno internazionale che prevedeva la diminuzione del 6,5%.
L’Unione europea però è andata oltre Kyoto e si è impegnata a una riduzione del 20% delle proprie emissioni entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Già da alcuni anni gli Stati membri si sono impegnati in questo senso attraverso il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione (Emission Trading System) messo in campo per rispettare gli impegni sanciti dal Protocollo nel 1997. Lo scopo è quello di creare un circolo virtuoso che permetta, attraverso la compravendita delle quote di emissione, alle imprese che le acquistano di evitare le pesanti ammende previste per il mancato rispetto dei limiti di emissione, mentre alle imprese che le vendono di poter disporre di risorse finanziarie da reinvestire in ricerca ed innovazione tecnologica.
Molte comunità si sono impegnate, nel loro piccolo, in progetti volti a migliorare la qualità della vita dei propri cittadini attraverso politiche maggiormente rispettose dell’ambiente. In questa sezione abbiamo fatto una selezione delle esperienze a nostro parere più interessanti, che vanno da comuni dove si fa ricorso esclusivamente ad energie rinnovabili, ad altri dove si sperimentano quartieri completamente verdi e sostenibili, a comunità dove si promuove un’economia di scambi virtuosi, ad altre dove si sperimentano nuove colture ecosostenibili.
La Regione Emilia-Romagna, con un consumo interno annuo oggi pari a 18 milioni di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio), di cui il 70% d’importazione, rischia in assenza di interventi correttivi di trovarsi sempre più dipendente da fonti esterne, esposta a potenziali black-out e con un patrimonio ambientale in continuo degrado.
Per far fronte a questa situazione, l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione in Italia a dotarsi di una normativa sulla programmazione energetica. Previsto dalla Legge regionale n.26/2004, il Piano Energetico Regionale ambisce a raggiungere entro il 2010 l’autosufficienza e l’equilibrio tra produzione e consumo di energia elettrica. Al contempo, consente di attuare a livello regionale gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dalle direttive europee n.1999/307CE e 2000/69/CE (in attuazione degli impegni assunti con la firma del Protocollo di Kyoto) e dal Pacchetto energia e cambiamenti climatici.
Il Piano intende per ogni anno sia ridurre l’indice di intensità energetica di 1,5% sia aumentare il contributo delle fonti rinnovabili nei consumi elettrici complessivi di 1,5%. Altri obiettivi consistono nel promuovere un uso più efficiente delle risorse energetiche, il risparmio energetico, la riqualificazione del sistema elettrico regionale, lo sviluppo di nuove tecnologie nell’industria, la certificazione energetica degli edifici, e i servizi di energy management.
Quanto al quadro istituzionale e alla ripartizione delle funzioni come definita dalla legge regionale n.26/2004, alla Regione spetta l’attuazione del Piano Energetico, la promozione di attività di ricerca e il coordinamento dei compiti attribuiti agli Enti locali, che, invece, sono responsabili della predisposizione ed attuazione di piani e programmi per un uso efficiente dell’energia da parte degli impianti energetici di valore trans-comunale (Province) e per la riqualificazione energetica del sistema urbano (Comuni).
DOSSIER n. 33 - febbraio 2010
A cura di Claudia Antonini, Antonella Oriani della Biblioteca dell'Assemblea legislativa e di Gianfranco Coda del Centro Europe Direct
Edizione web: febbraio 2010
Informazioni
e-mail: biblcons@regione.emilia-romagna.it