(03/12/2009)
Il 1° dicembre 2009 è entrato in vigore il Trattato di Lisbona. Questa data passerà alla storia come quella in cui finalmente si è posto fine a quasi un decennio di discussioni interne e tentativi di riforma istituzionale non sempre andati a buon fine.
L’evento è stato celebrato proprio a Lisbona, dove il Trattato fu firmato 2 anni fa e da cui ha preso il nome, con una cerimonia organizzata dal governo portoghese insieme alla Commissione Europea ed alla presidenza svedese. L’Unione Europea dotata di un nuovo quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini si potrà, quindi, dedicare finalmente del tutto alla ricerca di una via d’uscita alla crisi economica e finanziaria e portare avanti
L'idea di un nuovo trattato è nata in un momento in cui un’Unione Europea talmente cambiata, con un numero di Stati membri raddoppiato negli ultimi 5 anni, si è trovata di fronte ad un mondo in rapida e continua evoluzione, alle prese con sfide grandissime a cui deve fare fronte. I trattati finora in vigore non davano all’Unione gli strumenti adeguati per affrontare tali sfide e tali cambiamenti come la severa crisi economica e finanziaria, il riscaldamento globale, lo sviluppo sostenibile, la sicurezza in materia di energia e l’incremento dell’immigrazione illegale. Le norme precedenti al Trattato di Lisbona erano pensate appunto per un’Unione Europea più ristretta, più semplice da amministrare.
Il nuovo Trattato modifica e aggiorna i trattati esistenti tenendo conto dell’allargamento dell’Unione dai sei membri originari ai 27 di oggi e dei numerosi cambiamenti avvenuti in più di 50 anni. Il Trattato è stato pensato in modo da potenziare i metodi di lavoro dell’UE e permetterle di operare in un modo più efficiente ed efficace, rispondendo così alle sfide del ventunesimo secolo. L’Unione Europea sarà più democratica, più trasparente, consentendo ai cittadini e ai parlamenti di fare sentire la propria voce sulle politiche europee attraverso il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo che diventa un legislatore più forte con oltre 40 nuovi campi regolati dalla procedura di "co-decisione", come agricoltura, energia, immigrazione, giustizia e affari interni, salute e fondi strutturali. In queste materie Parlamento e Consiglio giocano ad armi pari.
Infine, è da sottolineare la maggiore “innovazione” che porta il Trattato, ovvero quella che permette all’Unione di parlare con una solo voce nel mondo. In altre parole, oggi Henry Kissinger saprebbe chi chiamare per mettersi in contatto con l’Europa: Van Rompuy e Catherine Ashton, che dal primo dicembre 2009, rappresentano l’Europa, il primo come Presidente permanente del Consiglio Europeo, e la seconda come Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Europa.
Paula Benea
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