I dati raccolti nel Rapporto 2008 della Commissione europea "Indicators and Benchmarks 2008" che raccoglie i dati più importanti relativi ai sistemi educativi degli stati membri e ne traccia le linee evolutive, almeno per quel che concerne gli aspetti e gli indicatori più rilevanti ci restituiscono un quadro in progressivo ma lento miglioramento, tanto lento che difficilmente sarà possibile raggiungere gli obiettivi stabiliti da Lisbona per il 2010.
La conclusione del rapporto è che nel suo complesso l'Unione Europea sta facendo progressi in tutti e cinque gli indicatori individuati dalla strategia di Lisbona (la percentuale di ragazzi che completano la scuola secondaria superiore; la percentuale di giovani che abbandonano il sistema scolastico prima di completare gli studi; quella dei ragazzi con scarse o insufficienti capacità di lettura e scrittura; quella di giovani con insufficienti conoscenze negli ambiti della matematica, della scienza e della tecnologia; il tasso di adulti che partecipano ad iniziative di formazione permanente), con l'eccezione del dato che riguarda le capacità di lettura dei giovani il quale ha subito una flessione rispetto all'anno 2000. Resta comunque una lentezza troppo forte nel raggiungimento dei miglioramenti auspicati, tanto che il 2010, data ormai assai vicina quasi certamente non vedrà raggiunti gli obiettivi fissati.
Una sintesi delle risultanze dell'indagine viene esposta nel comunicato ufficiale della Commissione Europea:
Il rapporto evidenzia il persistere anche di alcune rilevanti diseguaglianze nei sistemi educativi dell'Unione:
La situazione in Italia
per quel che riguarda nello specifico i dati dell’Italia sono ben due su cinque le aree nelle quali si è registrato un arretramento rispetto al 2000, esse riguardano la capacità di lettura e comprensione e la formazione permanente.
Se le difficoltà riscontrate dai nostri ragazzi nelle capacità di lettura e comprensione (peggiorate rispetto ad otto anni fa) rappresentano un problema condiviso con altri 12 paesi dell'Unione (tra i quali la Spagna e la Francia) molto meno generalizzato a livello continentale è invece l'arretramento del dato relativo alla formazione permanente, dato negativo che accomuna l'Italia con altri sette paesi "minori" dell'Unione e che dimostra tutti i limiti del nostro sistema di formazione professionale.
Stazionari rimangono anche i risultati della lotta all'abbandono scolastico (con dati simili a quelli del 2000) e quelli del numero di diplomati. L'unico dato veramente positivo del quadro italiano è rappresentato dalla crescita del numero di laureati in materie scientifiche e matematiche.