Nel
Una migliore conciliazione tra lavoro e vita privata e la fornitura di accesso e servizi per l'infanzia a prezzi accessibili sono stati considerati come un passaggio indispensabile per il conseguimento delle pari opportunità in materia di occupazione tra uomini e donne, passaggio riconosciuto esplicitamente nella strategia europea per l'occupazione (Strategia di Lisbona 2000).
Secondo la strategia di Barcellona gli Stati membri dovrebbero rimuovere i disincentivi alla partecipazione femminile alla forza lavoro e adoperarsi, tenendo conto della domanda di servizi di custodia dei bambini e in linea con i modelli nazionali di assistenza all'infanzia, a fornire entro il 2010 a:
• almeno il 90% dei bambini tra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico e
• almeno il 33% dei bambini al di sotto dei 3 anni di età.
E’ appena stata pubblicata una relazione nella quale si fa il punto sul raggiungimento degli obiettivi (COM(2008) 638 del 3 ottobre 2008).
Lo studio appena pubblicato dalla Commissione europea tiene conto del numero di ore in cui è garantito il servizio per l’infanzia, considerando un servizio con meno di 30 ore insufficiente per garantire il tempo pieno di lavoro per entrambi i genitori.
Sintesi della Comunicazione:
Vi è una correlazione diretta tra la disponibilità di servizi per l’infanzia e l’accesso dei genitori ad un’occupazione retribuita. Nell’UE più di 6 milioni di donne tra i 25 e i 49 anni affermano di trovarsi costrette a non esercitare un’attività lavorativa o a lavorare soltanto part-time a causa delle loro responsabilità familiari. Per più di un quarto di loro la mancanza di servizi per l’infanzia – o i loro costi – costituisce il problema principale. L’accesso a servizi per l’infanzia abbordabili e di buona qualità, funzionanti in orari opportuni sia per i genitori che per i bambini costituisce quindi un elemento chiave per incoraggiare l’accesso delle donne al mercato del lavoro.
Dare ai genitori maggiori possibilità di lavorare può anche contribuire a evitare il fenomeno dei lavoratori poveri e a ridurre la povertà nei nuclei familiari monoparentali, i quali presentano un tasso di povertà molto più elevato (32%) rispetto all’insieme dei nuclei familiari con un bambino (17%).
Inoltre, visto l’attuale calo demografico in Europa, la disponibilità di servizi per l’infanzia adeguati costituisce un incentivo per la pianificazione familiare. Gli Stati membri che presentano i tassi di natalità più alti sono anche quelli che hanno fatto di più per consentire ai genitori di conciliare vita privata e vita professionale e che hanno un tasso elevato di occupazione femminile.
La relazione odierna presenta, per la prima volta, dati armonizzati e comparabili sull’uso di sistemi “formali” di servizi per l’infanzia negli Stati membri. Queste cifre indicano che nella maggior parte dei Paesi dell’UE la domanda di servizi per l’infanzia è lungi dall’essere soddisfatta e ciò costituisce quindi un disincentivo per i genitori (soprattutto le donne) dall’esercizio di un’attività lavorativa. Anche se si sono registrati alcuni progressi, resta ancora molto da fare per portare a livelli soddisfacenti la disponibilità di servizi per l’infanzia, in particolare quelli destinati a bambini di meno di tre anni.
Si potrebbe porre rimedio a questa situazione aprendo nuove strutture di custodia dei bambini e professionalizzando i sistemi informali di custodia dei bambini, ad esempio fissando standard qualitativi, migliorando le condizioni di occupazione e di retribuzione e offrendo una formazione agli operatori. Si deve anche tener conto dei bisogni specifici dei genitori che lavorano in orari atipici o che hanno bambini malati.
Tutte le parti interessate, in particolare le autorità nazionali e locali, i datori di lavoro e i lavoratori, sono chiamate a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo di servizi per la prima infanzia che siano accessibili, abbordabili e di buona qualità. La Commissione non è dotata di poteri diretti in relazione ai servizi per l’infanzia. Essa inciterà però a progredire verso gli obiettivi di Barcellona e in particolare:
• incoraggerà il pieno uso delle possibilità di cofinanziamento, ad esempio nel contesto del Fondo sociale europeo;
• continuerà a monitorare i progressi verso gli obiettivi di Barcellona fornendo sostegno mediante statistiche comparabili di buona qualità e presentando, se del caso, raccomandazioni specifiche a certi Stati membri;
• promuoverà lo scambio di esperienze nazionali in materia di servizi per l’infanzia attraverso i suoi diversi programmi per lo scambio di buone pratiche e incoraggerà la ricerca sulle condizioni di lavoro nel settore dei servizi di custodia dei bambini in età prescolare.
E in
Da “La Scuola in tasca” le cifre chiave del sistema educativo in
5 - Sistema educativo 0-6 anni
Il segmento 0-6 anni rappresenta un punto di forza del sistema educativo regionale, sia
Per i più piccoli è dunque a portata di mano l’indicatore europeo del 33%, anche grazie ad una differenziazione di tipologie: dal nido alle ‘sezioni primavera’ per bambini dai 2 ai 3 anni, agli ‘spazi bambini’.
Poche, invece, sono state le adesioni all’anticipo: solo 337 allievi accolti.
La strada dell’integrazione delle opportunità sembra dunque la strategia migliore, anche nel settore della scuola dell’infanzia (dai 3 ai 6 anni) ove, da molti anni, si realizza una sostanziale collaborazione tra scuole gestite dallo stato (45%), dai Comuni (21%), dal privato ‘paritario’ (34%), pur con equilibri diversi fra un territorio all’altro.
Dati