Il sistema scolastico emiliano romagnolo è considerato un sistema di qualità, che ha raggiunto in diversi casi i risultati previsti dagli indicatori fissati a livello europeo, con alcuni punti di criticità, seppur non particolarmente problematici.
Le fonti principali dalle quali traiamo i dati relativi alla regione Emilia Romagna sono il rapporto 2006 “La scuola in tasca- Le cifre-chiave del Sistema Educativo in Emilia-Romagna” a cura dell' Ufficio Scolastico Regionale e Istituto Regionale di Ricerca Educativa Emilia Romagna; il Programma Operativo del Fondo sociale Europeo 2007/2013 – Regione Emilia Romagna; Dati dell’Osservatorio sul fenomeno migratorio della Regione Emilia-Romagna e del Dossier Statistico - Caritas relativi al fenomeno migratorio in Emilia Romagna.
Da “La scuola in tasca 2006" vediamo che L’
Sono oltre 44.000 i posti di insegnamento necessari per far funzionare le scuole statali della regione, a cui vanno aggiunti circa 8.000 docenti incaricati nella scuola non statale.
La popolazione scolastica presente nelle scuole (statali e non) della regione ha stabilmente oltrepassato la quota di mezzo milione di studenti (1 abitante su 8 si trova in questa condizione), con un aumento annuo attorno ai 10-15mila allievi (incremento medio annuo nell’ultimo quinquennio: +3%). I dati risentono della curva demografica (in ripresa) e migratoria (in forte aumento), oltre che della notevole propensione dei ragazzi a proseguire gli studi nella scuola superiore.
L’indice regionale di alunni per classe (21,2 alunni per classe) è più ‘pesante’ di quello nazionale. Il trend è complessivamente in lieve aumento (+0,2% nell’ultimo anno scolastico). In regione, il numero medio di alunni per docente (11,5) si spiega con la massiccia diffusione del tempo-scuola, con l’integrazione dei disabili e con l’articolazione degli indirizzi di studio secondari.
Il segmento 0-6 anni rappresenta un punto di forza del sistema educativo regionale, sia
In regione sulle soglie dei 16 anni il 99,6% della popolazione giovanile va a scuola. L’indice di successo è migliore di alcuni punti rispetto a quello nazionale, con un tasso di diploma pari a 75% (sui diciannovenni residenti). Siamo dunque un po’ più vicini al traguardo dell’85% indicato come benchmark di Lisbona per l’anno 2010. Le bocciature, sono contenute lungo il percorso (0,5% alle elementari e 2,4% alle medie), ma balzano al 14,3% nelle scuole superiori, con significative differenze per tipo di istituto e per sesso degli allievi. Il tasso di passaggio dalla scuola superiore all’università è elevato (75% rispetto al 72% nazionale), come pure il tasso di laurea (26%). Siamo dunque una regione che scommette sulla formazione, come risorsa personale ma anche come opportunità strategica per l’inclusione, la cittadinanza, lo sviluppo economico e sociale.
La presenza degli alunni ‘stranieri’ tende ad aumentare mediamente del 20% ogni anno scolastico, anche per il fatto che un quarto della popolazione immigrata è minorenne. L’incidenza è ora (2005-06) del 9,6% sull’intera popolazione scolastica, un dato che in termini relativi pone l’Emilia- Romagna al primo posto in Italia, dove il dato si assesta sul 4,8%.
Dal Programma Operativo del Fondo sociale Europeo 2007/2013
Relativamente al capitale umano, si possono individuare alcune tendenze generali relative al livello di istruzione:
• il numero degli allievi è in crescita nella maggior parte dei territori provinciali;
• relativamente alla scuola secondaria di primo grado le province dove si registrano incrementi più elevati sono quelle di
• nella scuola di secondo grado gli incrementi si evidenziano in tutte le province.
Alla conclusione delle scuole medie le scelte dei giovani sul percorso nel quale immettersi sono differenziate. L’elemento di maggiore spicco è la scelta prevalente e costante di iscrizione alle scuole secondarie superiori.Il tasso di scolarità regionale, calcolato sull’età 14/18 anni, è aumentato nell’ultimo anno di più di tre punti percentuali raggiungendo quasi il 93%. Relativamente al sesso, il tasso femminile si conferma sempre superiore di alcuni punti percentuali rispetto a quello maschile, seppure tale differenza appare leggermente diminuita nell’ultimo anno. Il tasso di passaggio fra le scuole superiori e l’università costituisce un signifi cativo indice della propensione dei giovani a proseguire gli studi dopo il diploma verso i livelli più alti dell’istruzione.
I dati relativi al 2004 evidenziano che il 74,2% dei diplomati si sono iscritti all’università e il numero totale degli immatricolati cresce dal 2000 al 2004 del 46,7%.
La distribuzione degli immatricolati riferite all’anno accademico 2004/05 per indirizzo di studi evidenziano una propensione per l’indirizzo tecnico scientifico con il 54,6%, seguito da quello umanistico (35,7%) ed economico (9,7%).
Per quanto riguarda la distribuzione di genere, le donne immatricolate sono pari al 55% del totale degli iscritti; nelle facoltà ad indirizzo umanistico la componente femminile rispetto al totale è pari al 69,7%, in quelle ad indirizzo tecnico- scientifi co la percentuale si attesta al 45,1% e nell’ambito dell’indirizzo economico al 55,4%.
All’interno di questo vario ed ampio scenario si riportano anche alcuni dati relativi agli adulti che partecipano all’apprendimento permanente, con particolare riferimento alla quota della popolazione tra i 25 e 64 anni d’età che frequenta un corso di studi o di formazione professionale. Tale quota, che registra una crescita di 0,5 punti percentuali rispetto al 2001, si attesta su una percentuale pari al 5,7%, inferiore alla media nazionale che nell’ultimo anno è cresciuta di ben 1,4 punti.