I cambiamenti climatici sono un fenomeno globale, che per essere affrontato richiede inevitabilmente un’azione globale. L’UE è in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici.A tal riguardo ha svolto un ruolo chiave nella negoziazione della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici del 1992 e dell’annesso Protocollo di Kyoto del 1997.
Nel rispetto del fondamentale principio delle “comuni ma differenziate responsabilità e rispettive capacità” sancito dalla suddetta Convenzione (articolo 3), l’UE sta dedicando notevoli sforzi negoziali e di mediazione per raggiungere un nuovo accordo globale in occasione della prossima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a Copenaghen a dicembre prossimo. A questo fine sta esercitando pressione affinché l’accordo che succederà al Protocollo di Kyoto dopo la sua espirazione nel 2012 fissi limiti più rigorosi per tutta una serie di settori, inclusi quelli (ad esempio, il trasporto aereo) che non sono ancora soggetti a restrizioni. Intende, inoltre, alzare la soglia dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra dall’attuale 20 al 30% entro il 2020. Infine, vuole persuadere gli altri Paesi ad adottare misure ambiziose per mitigare gli effetti avversi dei cambiamenti climatici, garantire la sicurezza energetica e permettere ai Paesi in via di sviluppo e a quelli più poveri (che nella maggior parte dei casi sono anche i più vulnerabili ai cambiamenti climatici) di proseguire sulla via di uno sviluppo sostenibile. A questo fine nel 2007 l’UE ha lanciato una Alleanza globale contro i cambiamenti climatici (Global climate change alliance) con i Paesi in via di sviluppo più vulnerabili, in particolare i Paesi meno sviluppati e i piccoli Stati insulari.