Tutti in cerchio a guardarsi in faccia: un po' si arrossisce, la mano davanti alla bocca per non far trapelare un commento o un sorriso. E' così che ho iniziato anch'io il primo giorno dei lavori in classe del Meeting dei Giovani Europei con uno dei tre gruppi dei 200 studenti guidati dai formatori che, con pazienza ed entusiasmo, hanno saputo condurre le loro riflessioni a partire dal confronto delle esperienze vissute nel proprio paese in modi diversi e con percezioni diverse.
“Confrontarsi”: parola chiave per iniziare a discutere dei diritti che l'Unione Europea ha solennemente sancito nel 2000 a Nizza nella Carta dei Diritti Fondamentali.
Il primo passo è stato conoscersi, niente presentazioni formali - quelle si dimenticano subito- ognuno in classe ha dovuto esporsi. La timidezza, a poco a poco, ha lasciato spazio alla partecipazione, così nella prima giornata ho sentito i ragazzi finlandesi e le ragazze cipriote parlare di lavoro minorile e sanità pubblica, mentre ho scoperto la preoccupazione per l'ambiente dei ragazzi estoni, e la sensibilità dei ragazzi italiani che hanno sollevato il problema delle barriere che le persone disabili devono affrontare ogni giorno in ogni città.
Problemi e soluzioni diverse per ogni paese. Unico trait d'union è la Carta dei Diritti Fondamentali: la prima necessità è stata tradurla nel linguaggio quotidiano, poter parlare dei diritti esattamente nello stesso modo dei problemi. Renderli concreti quanto i problemi che ho sentito sollevare dai giovani europei, che si scoprivano tali proprio in quella classe, in quel momento. Divisi in gruppi un po' più piccoli, i ragazzi si sono spartiti i compiti e con meno difficoltà ne hanno discusso, mettendo da parte le ultime timidezze e lasciando più spazio alla conoscenza reciproca.
Trovare proposte concrete e azioni non è stato per niente semplice. Già conoscersi ha rappresentato di per sé una novità. Dopo quasi 2 giorni di lavoro anch’io, come gli altri ragazzi, ho scoperto cose nuove: che a Cipro le persone hanno un'assicurazione sanitaria da pagare, che in Finlandia è frequente che i disabili partecipino attivamente alla vita della comunità, che non sempre funziona così in Italia, che in Estonia hanno intaccato una splendida regione boschiva per espandere la città e le costruzioni portuali… Sono notizie allarmanti e, in tutta onestà, anche disarmanti. Il peso delle questioni sollevate dagli stessi ragazzi non lascia semplicemente immaginare un'Europa verde e semplice per tutti, anzi appesantisce il confronto. Per un attimo, mentre seguivo i lavori, ho pensato che era un compito troppo arduo elaborare active role e concret actions to ask to institutions, e anche fra alcuni ragazzi la disillusione serpeggiava, sembrava che il confronto dovesse finire con un faccia a faccia con l'impossibilità di essere tutti uguali. Invece no, dopo un nuovo rimescolamento dei gruppi in classe, come per magia, i ragazzi sono riusciti a produrre i loro documenti in tempi record.
Una strana alchimia ha fatto in modo che tutti gli studenti che si erano confrontati in gruppi separati su tematiche distinte avessero i mezzi per spiegare il proprio lavoro e le proprie idee ai compagni dell'ultimo gruppo di lavoro. Obiettivo: trovare una sintesi delle numerose discussioni in un documento dove emergesse chiaramente l'importanza dei diritti discussi, il proprio impegno e le richieste e le aspettative nell'Unione Europea. Il confronto è diventato così il punto di partenza per discutere alternative alla propria realtà e l'Unione Europea è diventata il territorio comune sul quale esprimersi.
Ecco, dopo quattro giorni di duro lavoro, la distanza con l'istituzione è stata smorzata, i testi elaborati e tradotti e la disarmante realtà dei fatti superata. Le proposte presentate nei documenti sono risultati geniali e i paesi che si sono incontrati in classe non sembrano così lontani, ma alternativi.
Laura Solinas