Antenna Europe Direct Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Alla fine del Meeting. Tante differenze per creare un’identità

foto della giornata finale del MeetingParlando con i ragazzi nati dopo la caduta del Muro di Berlino, punto di partenza per la costruzione di un’Europa Unita, ci si rende conto che in effetti, in questi ultimi anni, qualcosa è cambiato. La percezione dell’Europa è diversa a seconda che si parli con uno svedese, con uno slovacco, con un maltese o un italiano ma, nonostante le scarse conoscenze di un paese o dell'altro, qualche pregiudizio e le tante differenze culturali, nei ragazzi di oggi è comunque radicata una forte identità europea.

Le differenze tra studenti- E’ vero: i ragazzi del Nord Europa sono più coscienti dei loro diritti e sanno parlare meglio le lingue e quelli del Sud Europa sono forse più chiacchieroni e socievoli. Poi c’è anche chi abita in Paesi come il Belgio, sede delle principali Istituzioni Europee, dove le informazioni arrivano più veloci e dirette e si interessa del territorio circostante e delle maggiori potenze, e tuttavia  ignora molte realtà: “Prima di questo Meeting e di essermi confrontata con ragazzi della mia stessa età, non conoscevo i problemi della Slovenia e non sapevo della questione della corruzione in Italia”, dice la ragazza belga. E il Meeting diventa così occasione per scoprire problemi che sembrano lontani eppur sono così vicini.

Gli insegnanti- Osservando poi sia il gruppo di lavoro degli insegnanti che quello dei ragazzi si notano alcune somiglianze e alcune divergenze: gli insegnanti italiani, come i loro allievi, hanno qualche accentuata difficoltà con l'inglese e quindi fanno rallentare un po' i gruppi. L'insegnante danese spicca fra tutti, essendo il più giovane, ed è brillante come gli allievi che l'hanno seguito. Si osserva subito un distacco tra studenti e docenti: i primi molto pratici discutono di problemi di didattica e finanziamenti, i secondi più “idealisti” si confrontano sui grandi valori.

Cosa c’è da fare, cambiare e creare-Iniziative come queste bisognerebbe organizzarne di più, non tanto come vetrina, ma come sistema per far collaborare le nuove generazioni futuro dell’Europa e renderle consapevoli di cosa c’è da fare, cambiare e creare”: sono le parole di uno dei formatori del Meeting, Andrea Messori. 
Cosa c’è da fare, cambiare e creare: abbiamo deciso di chiederlo agli studenti, così diversi da nazionalità a nazionalità, e abbiamo scoperto che un’identità esiste e nasce proprio dall’incontro tra tante diversità.

Cosa hanno fatto gli studenti- I ragazzi, in questi giorni, hanno “ripassato" i valori fondamentali  dell'Unione Europea e hanno sentito, forse per la prima volta insieme,  il suono delle sue 23 lingue ufficiali. Su quali canali dovesse viaggiare la comunicazione, il dialogo e l'informazione, loro lo sapevano già. La rete.  Internet e i media sono il punto su cui si sono battuti di più. É l'aspetto che più di ogni altro fa capire l'Europa che i giovani vogliono: la tecnologia della loro epoca che i ragazzi sanno maggiormente sfruttare.
Il bisogno di un’informazione libera e omogenea per non trovarsi più a scoprire i  problemi dei vicini di casa solo in occasione dei Meeting li spinge a caldeggiare i nuovi media. Per questo motivo, fra le recommendation di ogni gruppo, emerge la necessità di un' informazione diretta e chiara dall'Europa rivolta a tutti i paesi.

Con i loro documenti (presentati davanti a tutti il 28 novembre, giorno conclusivo del Meeting, alla presenza di rappresentati europei e parlamentari come l'ex ministro Prodi, la presidente dell'assemblea legislativa Donini, il ministro Ronchi... ) i ragazzi hanno parlato di dignità, uguaglianza e cittadinanza. Hanno richiesto una televisione europea. Hanno spinto ad impegnarsi a favore della diffusione delle idee e valori su cui hanno lavorato con nuovi mezzi che vadano oltre il cartaceo (soprattutto dopo il dibattito sull'ambiente), e in spazi non convenzionali.
Rimanere connessi all'Europa vuol dire rimanere connessi con le persone e le loro esperienze. "Facebook" è stata la parola inglese più conosciuta durante il Meeting e sarà il canale nel quale l'Europa, che si è conosciuta in questi giorni, rimarrà unita.

Per cambiare e creare- E quindi, alla fine dei lavori, anche noi avanziamo proposte per un nuovo Meeting dei Giovani Europei che tenga conto di tutte queste cose.
I ragazzi dovrebbero trovare una nuova forma per presentare le loro idee, anche sfruttando i nuovi media. Limitarsi alla forma scritta e la discussione orale finale è un peccato considerando le loro idee e le loro capacità. Una rappresentazione teatrale, un video, un film: nuovi mezzi per parlare in modo diverso e anche forse più accattivante di temi universali come i diritti.
Anche la presenza delle autorità e dei rappresentanti europei solo l’ultimo giorno appare forse un po’ limitante, soprattutto per i ragazzi stessi che rimangono comunque spettatori.

Perché non ribaltare la situazione e  proporre alle autorità istituzionali ed europee di ascoltare e soprattutto rispondere alle domande degli studenti in un momento conclusivo del Meeting?
I lavori creativi realizzati dai ragazzi (video o rappresentazioni teatrali o messe in scena) potrebbero rappresentare le stesse domande – o spunti di dibattito- su temi comuni da porre ai rappresentanti istituzionali. Temi comuni che nascono dall’incontro tra differenti nazionalità.
Il potere della nuova generazione è dato proprio dall’incontro/confronto tra tante menti diverse. Incontro che avviene in ogni momento grazie alla rete, più raramente nella realtà. Il Meeting dei Giovani Europei offre invece per quattro giorni questa possibilità: è un’occasione unica di far incontrare giovani di 27 nazionalità differenti.
Non perdiamo l’occasione di sentire che cosa hanno da dirci. Con i loro mezzi e le loro capacità.

Le redattrici EJJ