di Elena Muscas
Durante i quattro giorni del Meeting dei Giovani Europei, i ragazzi hanno lavorato in gruppo con dei facilitatori, esperti della Commissione e del Parlamento Europeo, che, attraverso un approccio attivo e partecipativo, li hanno aiutati a creare dei papers sul patrimonio di valori racchiuso nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Ue: libertà, diritti umani, tolleranza, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia…
Mi infiltro in una classe di lavoro. Obiettivo: integrarmi con la classe, partecipare ai loro incontri, osservare, ma rimanere invisibile. Fare la reporter in “incognito” non è poi compito facile, ma risulterà presto possibile grazie al facilitatore greco che mi metterà à l’aise con il suo fare poco “il professore” e molto “l’educatore”.
L’osservazione mi suscita da subito particolare interesse per le tre ragazze slovene che, fra belgi, svedesi, maltesi e italiani, aprono il confronto sulla cittadinanza e spiccano di più per incertezza e confusione. Perché? Mi incuriosisco e alla fine dei lavori chiacchiero con Zarja R. che mi racconta qualcosa della sua minoranza etnica italiana in Slovenia.
Zarja è una ragazza acqua e sapone, ha degli occhioni grandi e curiosi, mi dice che non vuole essere ripresa. Non è sola, ci sono altre due ragazze con lei che non accenneranno una parola. Lei parla in italiano, affanna in inglese, ma si fa capire bene.
"La nostra comunità vive non pochi problemi, data la scarsa consistenza numerica…” . Confrontarsi con altri ragazzi europei sulla Carta dei Diritti fondamentali dell’Ue è molto importante per riflettere sulla percezione che ognuno ha di questi diritti e valori: “percezione diversa perché risultato dell’environement in cui viviamo”, mi dice Zarja. A proposito di cittadinanza, aggiunge: “.. il non sentirsi appartenenti né alla Slovenia, né all’Italia crea insicurezza continua. (…) L’Unione dell’Europa è molto importante, ma le nostre sensazioni sono diverse dagli altri Paesi, soprattutto da quelli del nord”.
Come darle torto? Dopo l’indipendenza della Slovenia dalla Jugoslavia nel 1991, la minoranza etnica autoctona italiana, infatti, ha ottenuto anche le scuole bilingue, ma ciò non è comunque bastato a sentirsi cittadini italiani a tutti gli effetti, figuriamoci europei. L’entrata in Europa nel 2004, inoltre, ha aumentato le difficoltà perché con l’acquisizione dell’Euro come moneta unica europea e con l’aumento della crisi economica, i prezzi sono aumentati e i finanziamenti per scuole, progetti per i giovani, non arrivano più. Anche se la scuola bilingue è inserita nel sistema scolastico italiano, mantiene comunque la sua specificità legata alle origini etnico-linguistiche della minoranza italo/slovena.
“Partecipare al meeting e scambiarsi idee e curiosità mi fa sentire cittadina europea, più di ogni altra cosa”, afferma. Si scoprono tante cose sugli altri Paesi di cui altrimenti non si hanno notizie. Spiega Zarja che prima invece l’informazione nelle televisioni spesso arrivava solo in lingua slovena, quindi risultava incomprensibile per molti. Per questa ragione durante il Meeting, lei e molti gruppi di altre nazionalità europee, solidali fra loro, hanno chiesto a gran voce più informazione europea e anche più giustizia, perché purtroppo, mi dice Zarja, “la legge non è uguale per tutti, la corruzione dilaga, la giustizia è lenta, i processi portati alle lunghe… e in tutto questo c’è così tanta vicinanza all’Italia," sorride (sarcastica?).
Zarja mi dice che, dopo questa esperienza, al rientro in Slovenia, faranno un giornalino per la scuola per diffondere sia informazioni sul Meeting, ma in particolare per sensibilizzare anche gli altri studenti sui valori e per portare più “Europa” lì dove sembra non essere ancora del tutto arrivata.
Salutandola, le chiedo di raccontarmi un episodio divertente di queste giornate europee e mi racconta di alcune ragazze che, stupite nel sentirla parlare un italiano strano, le hanno chiesto “ma da dove vieni?” “Izola”
“Ah, una delle nuove provincie italiane?”
“D’ho!”.
Elena Muscas