(11/02/2010) Editoriale di Monica Donini:
In Italia si nasce pari e si cresce dispare.
Vero è che in tanti, troppi paesi del mondo va ancora peggio: perché dispare si nasce anche. Non è una maledizione genetica né geografica, ma una situazione che deriva da millenari processi culturali e da meccanismi politici conniventi.
E proprio perché sono stati costruiti tali meccanismi possono anche essere smontati. Cambiare è possibile.
Paesi molto simili al nostro sono cambiati, e non mi riferisco alla ‘lontana’ ed ‘avanzata’ Svezia, ma alla vicina e mediterranea Spagna.
A fine ‘98 Giuliano Amato in un’intervista si lasciò scappare la frase “il Presidente della Repubblica potrebbe essere una donna”. Successe un tale putiferio che, dopo qualche settimana, Amato disse:“Guardate ho detto una donna non ho detto un coleottero”.
La nostra organizzazione familista senza welfare e senza servizi, fa si che l’erogazione dei servizi sia relegata alle donne sulle quali gravano tutte le attività di cura dei figli, degli anziani, dei malati. In tale contesto, nei periodi di crisi economica a pagare sono soprattutto le donne, quelle non percettrici di reddito, quelle che percepiscono salari ancora più ridotti rispetto agli uomini, quelle che
subiscono maggiormente i tagli dell’occupazione . Cosa fare dunque?
Battersi per la valorizzazione del merito e del talento delle donne che, a causa di un sistema di gestione completamente al
maschile, rimane mortificato ed offeso.
E’ ormai noto che le donne hanno risultati scolastici più alti degli uomini, ma quando si tratta di entrare nel mondo del lavoro o di farvi carriera le loro performance improvvisamente calano a vantaggio dei maschi.
Battersi per evitare la riduzione delle prestazioni pubbliche, per l’approvazione di leggi sui servizi, magari per l’introduzione di misure come i voucher (in Italia già sperimentati in Sicilia e a Bologna) o degli asili di caseggiato (Germania) ed altre attività di sostegno. Battersi anche per la creazione di una autority indipendente, un osservatorio istituzionale – sull’esempio spagnolo dove ad esempio sono stati monitorati i grandi media – che faccia proposte e fissi codici di comportamento anche per i media, spesso responsabili in maniera pervasiva della diffusione di un modello di ruolo della donna che le ragazzine assimilano ed i loro coetanei maschi interiorizzano.
Infine, stare meno zitte e farsi sentire di più.