La presentazione del Codice contro le discriminazioni, avvenuta il 28 giugno alle 10 presso la Biblioteca dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, è stata un’occasione per dialogare su cosa significhi riconoscere e reagire a ogni forma di ineguaglianza ed esclusione.
Il Codice è il primo tentativo in Italia di raccolta e messa in ordine dei testi normativi europei, italiani e regionali sui temi della discriminazione; uno strumento pensato per facilitare il lavoro degli operatori chiamati a lavorare sui diritti di cittadinanza, nei diversi campi nei quali possono esplicarsi.
L’incontro è stato aperto dal Consigliere Regionale Maurizio Cevenini che ha sottolineato l’importanza di creare relazioni di vicinanza tra l’Ente Regione e i cittadini. Daniele Lugli, Difensore Civico regionale ha espresso la volontà di agire contro le forme di discriminazioni per “costruire qualcosa di meglio rispetto a ciò che ci è stato consegnato”, perché troppo spesso nel nostro paese ci si preoccupa di più di promuovere l’eccellenza dimenticandosi di rispettare l’uguaglianza.
È intervenuto poi Andrea Stuppini, responsabile del Servizio Politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale della Regione Emilia–Romagna, relazionando sulle attività del Centro Regionale contro le Discriminazioni e ricordando come le forme di discriminazione sono spesso intrecciate tra loro e di difficile distinzione (esclusione di genere che si accompagna a quella religiosa, etnica…). Si stima che i casi denunciati siano molti di meno di quelli realmente avvenuti. Molte persone infatti rimangono in silenzio per paura, o perché non sanno che gli atti subiti costituiscono reato e possono essere denunciati.
Massimo Cipolla, curatore del Codice contro le discriminazioni presso l’ufficio del Difensore Civico regionale, ha esposto alcuni dei passaggi più significativi delle normative per la tutela della disabilità e contro le discriminazioni su base etnica.
Lo spazio per gli interventi e le domande è stato vivace. C’è stata una riflessione sulla possibilità di definire la povertà uno dei primi indici di discriminazione sociale; è stata proposta l’idea di rielaborare il Codice in una versione “leggera” da trasmettere per via elettronica; non è mancata una considerazione inerente le pari opportunità in Italia e su come la direttiva europea, parificando l’età pensionabile tra uomini e donne, possa essere fonte di nuove ineguaglianze nel nostro paese. Infine un intervento si è riferito alle complicazioni burocratiche che fiaccano e tolgono il coraggio di lottare ai cittadini stranieri.
Il Difensore Civico ha concluso l’incontro affermando che essere cittadini significa, innanzitutto, essere persone, e in quest’ottica vuole continuare ad agire.